Così parlò Zarathustra…

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Canzone a ballo – Friedrich Nietzsche

*Una sera Zarathustra andava per il bosco con i suoi **discepoli; e proprio mentre cercava una fontana, ecco che giunse in un verde prato silenzioso, circondato da alberi e cespugli: là alcune fanciulle danzavano tra di loro. Appena le fanciulle riconobbero Zarathustra, smisero la danza; ma Zarathustra si avvicinò loro con amichevole saluto e disse queste parole:* *”Non cessate la danza, o leggiadre fanciulle! Non venne a voi un guastafeste dallo sguardo malvagio, né un nemico delle fanciulle.Io sono l’intercessore di Dio contro il demonio: lui invece è lo spirito della pesantezza.
Come potrei essere, o voi lievi, nemico della divina danza? o dei piedi delle fanciulle dalle belle caviglie? Io sono, è vero, una foresta e una notte di alberi neri: ma chi non ha paura della mia oscurità trova dei roseti sotto i miei cipressi. E vi trova anche il piccolo dio che è tanto caro alle fanciulle: egli è disteso vicino alla fonte, zitto, con gli occhi chiusi. In realtà, mi si è addormentato, quel fannullone! E forse andato troppo a caccia di farfalle? Non siate in collera con me, o belle danzatrici, se punisco un poco il piccolo dio! Egli griderà e piangerà; ma è allegro anche nel pianto! E con le lacrime negli occhi vi chiederà un ballo; e io stesso voglio intonare un canto per la sua danza: una ballata e una canzone satirica sullo spirito della pesantezza, il mio altissimo e potentissimo demonio, di cui si dice che sia il padrone del mondo”. E questo è il canto che Zarathustra cantò, mentre Cupido e le fanciulle danzavano insieme:

Frederic Soulacroix (1858-1933)  Printemps



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Narnia – Lullaby


La dance di Matisse

Una sera Zarathustra andava per il bosco con i suoi discepoli; e proprio mentre cercava una fontana, ecco che giunse in un verde prato silenzioso, circondato da alberi e cespugli: là alcune fanciulle danzavano tra di loro. Appena le fanciulle riconobbero Zarathustra, smisero la danza; ma Zarathustra si avvicinò loro con amichevole saluto e disse queste parole: “Non cessate la danza, o leggiadre fanciulle! Non venne a voi un guastafeste dallo sguardo malvagio, né un nemico delle fanciulle. Io sono l’intercessore di Dio contro il demonio: lui invece è lo spirito della pesantezza. Come potrei essere, o voi lievi, nemico della divina danza? o dei piedi delle fanciulle dalle belle caviglie? Io sono, è vero, una foresta e una notte di alberi neri: ma chi non ha paura della mia oscurità trova dei roseti sotto i miei cipressi. E vi trova anche il piccolo dio che è tanto caro alle fanciulle: egli è disteso vicino alla fonte, zitto, con gli occhi chiusi. In realtà, mi si è addormentato, quel fannullone! E forse andato troppo a caccia di farfalle? Non siate in collera con me, o belle danzatrici, se punisco un poco il piccolo dio! Egli griderà e piangerà; ma è allegro anche nel pianto! E con le lacrime negli occhi vi chiederà un ballo; e io stesso voglio intonare un canto per la sua danza: una ballata e una canzone satirica sullo spirito della pesantezza, il mio altissimo e potentissimo demonio, di cui si dice che sia il padrone del mondo”. E questo è il canto che Zarathustra cantò, mentre Cupido e le fanciulle danzavano insieme:
 “Recentemente ti guardai negli occhi, o vita! E mi sembrò di sprofondare nell’imperscrutabile. Ma tu mi riportasti sù con un amo d’oro; ridesti ironicamente quando ti chiamai imperscrutabile. ‘Così parlano tutti i pesci’ tu dicesti; ‘ciò che essi non penetrano, è imperscrutabile. Ma io sono solo mutevole e selvaggia e in tutto una femmina e fra l’altro non virtuosa: Anche se da voi uomini vengo chiamata la profonda o la fedele, l’eterna, la misteriosa. Voi uomini ci fate sempre dono delle vostre proprie virtù, ahimè, o virtuosi!’ Così rise, l’infida; ma io non mi fido mai di lei e del suo riso, quando parla male di se stessa. E quando ebbi parlato a quattr’occhi con la mia selvaggia saggezza, essa mi disse adirata: ‘Tu vuoi, tu desideri, tu ami; solo per questo tu lodi la vita!’ Stavo quasi per darle una cattiva risposta e dire la verità all’irata; non si può rispondere peggio di quando ‘si dice la verità’ alla propria saggezza. Così stanno le cose tra noi tre. In fondo io amo solo la vita; tanto più, quando la odio! Se tuttavia anche la saggezza mi è cara e spesso troppo cara: questo accade, perché essa mi rammenta troppo la vita! Essa ha i suoi occhi, il suo sorriso e perfino il suo piccolo amo d’oro: che colpa ne ho io se tutt’e due sono così rassomiglianti? E quando una volta la vita mi chiese: chi è mai questa, saggezza? allora io dissi premurosamente: ‘Ahimè, sì! la saggezza! Si ha sete di lei e non se ne diviene mai sazi, la si guarda attraverso i veli, e si cerca di afferrarla con la rete. È bella? Che ne so io! Ma anche le più vecchie carpe vengono prese all’amo con essa. È mutabile e caparbia; spesso l’ho veduta mordersi le labbra e adoperare il pettine contro il verso dei suoi capelli. Forse essa è malvagia e falsa, e in tutto una femmina; ma quando parla male di se stessa, proprio allora mi seduce più di tutto’. Appena ebbi detto questo alla vita, essa rise malignamente e chiuse gli occhi. ‘Di chi parli?’ disse di me, vero? Anche se tu avessi ragione, mi si dice forse ciò, così, in faccia? Ma ora parla anche della tua saggezza!’ Ahimè, allora tu apristi di nuovo gli occhi, vita mia adorata! E a me sembrò di cadere di nuovo nell’imperscrutabile”. Così cantò Zarathustra. Ma quando la danza ebbe fine e le fanciulle se ne furono andate, divenne triste. E disse: “Il sole è da tempo tramontato, il prato è umido, dalla foresta viene frescura. Un qualcosa di sconosciuto è intorno a me e guata pensoso. Che cosa? Vivi tu ancora, o Zarathustra? Perché? per che cosa? per mezzo di che cosa? verso dove? dove? come? Non è follia, vivere ancora? Ahimè, amici miei, è la sera che così mi interroga. Perdonate la mia tristezza! Si è fatta sera: perdonatemi, che si è fatta sera!” Così parlò Zarathustra.
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The Chronicles Of Narnia – The Lion,The Witch And The Wardrobe-Narnia Lullaby

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