“Non ho l’età” pubblicità Sanremo 2017

Il feto che canta …

Pubblicità Sanremo 2017 con feti che cantano, bambini nel grembo…

e quando l’ho vista questa réclame,  ho esclamato :

 finalmente uno spot alla vita!

 Ma…

La cultura della morte s’indigna per un feto che canta

di Tommaso Scandroglio


Cosa provoca la luce del sole al Conte Dracula? Lo sanno pure i bambini: ustioni tremende che possono anche ridurlo in cenere. Ovvio, lui è il signore delle tenebre e dell’oscurità, non è fatto per stare al sole. Analogo effetto sta provocando un innocuo (innocuo solo per i portatori di canini normali) spot della Rai ideato per reclamizzare il Festival di Sanremo.
Nello spot si vede una donna in stato interessante seduta nella sala di attesa di uno studio medico. Ad un certo punto si mette le cuffiette e ascolta “Non ho l’età”, l’evergreen di Gigliola Cinquetti. Inizia a battere il ritmo sul suo pancione e poi l’inquadratura si sposta sul bambino che tiene in grembo (ovviamente riprodotto digitalmente) che magicamente inizia a cantare anche lui “Non ho l’età”. Al primo presto si uniscono altri due feti, bambini che portano in grembo altrettante donne sempre presenti nella sala d’aspetto. Lo spot si conclude con il solito, ma questa volta azzeccato claim: “Tutti cantano Sanremo”.
Con reazione pavloviana le più acide critiche sono piovute in rete da più parti: “ridicolo”, “raccapricciante”, “inquietante”, “mi fa passare la voglia di guardare il programma”, “semplicemente mostruoso”, “boiata orrorifica”, “l’ombra della mano lunga del ministero della Salute”, “hanno ridefinito il concetto di bruttezza”, “che ansia quei bambini”. Un raggio di sole ha sfiorato il viso di alcuni vampiri e il risultato non poteva che essere questo.
Il fatto che gli anticorpi laicisti si siano attivati così rapidamente e in modo tanto virulento alla vista di un innocente nascituro canterino è una delle infinite riprove che aveva ragione da vendere Giovanni Paolo II quando affermava che siamo immersi in una cultura di morte, la stessa in cui viveva Nonsferatu. Chi si scandalizza per il cantante davvero in erba che intona con ironia un classico di Sanremo è già stato assoldato, volente o nolente, nell’esercito di questa cultura mortifera. Avessero posticipato di pochi giorni l’età del cantante – facendo intonare la canzone a dei neonati – il polverone non si sarebbe mai sollevato. Come mai si sono sollevati per gli spot pro omosessualità  e pro eutanasia che in passato e nel presente sono andati in onda su varie reti TV.
L’astio di cui sono madide le critiche sui social è dunque la cartina al tornasole che la vita nascente – anzi la vita sic et simpliciter – è vista come una mala erba da estirpare.  Un dato tra i molti: il 90% dei bambini affetti da spina bifida viene abortito in Italia. Ciò a dire che la cultura abortista è diffusissima, perché è abortista anche chi sceglie di eliminare il feto seppur in casi eccezionali. L’algido spot della Rai fa dunque da contraltare al nero livore di chi, fiutando il nemico anche laddove non c’è l’ombra, parla di “spot in perfetto stile Family Day” e di “messaggio pro-life”, segno evidente che niente e nessuno deve promuovere il valore della vita, anche implicitamente come avviene in questo spot.
Niente e nessuno deve ricordare, tanto meno usando immagini, che nella pancia di ogni mamma in dolce attesa c’è un qualcuno e non un qualcosa. Perché una delle vittorie maggiori del fronte abortista e della riproduzione artificiale è stato quello di rimuovere dal dibattito il protagonista del dibattito stesso: il nascituro. E dunque una mera allusione, un indiretto accenno che l’embrione e il feto sono bambini risulta intollerabile, appunto – per mimare le espressioni degli internauti – disgustoso, rivoltante e ributtante. Nessun raggio di sole deve penetrare nel feretro della cultura contemporanea. Ne va dell’incolumità del Conte Dracula.
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