Un film delizioso, divenuto ormai un classico del cinema d’animazione… e l’ultimo film di Laguionie uscito poche settimane fà.

 “La freccia azzurra” & “Le stagioni di Louise”


La_freccia_azzurra

di Enzo D’Alò – Italia/Svizzera/Lussemburgo 1996, 92′
Un film delizioso, divenuto ormai un classico del cinema d’animazione, che
presentiamo in occasione del 30° anniversario della scomparsa del grande
scrittore Gianni Rodari.
È la notte dell’Epifania: il perfido Scarafoni, assistente della Befana, con
la scusa di curarla da una fastidiosa influenza, in realtà, sta avvelenando
la vecchietta perché non vuole che regali i giocattoli, ma che li venda. Ma
questi si ribellano e scappano, trovando la solidarietà di un bambino
povero, che vuole a tutti i costi la Freccia Azzurra, un trenino completo di
locomotiva. Tre anni di lavoro e cinque miliardi per realizzare il primo
cartone animato di coproduzione europea. Il film, tratto da un racconto di
Gianni Rodari e sceneggiato dal regista con Umberto Marino, è costruito su
una storia educativa (il consumismo dei regali alla berlina), su un disegno
non banale e su bellissime musiche di Paolo Conte. Per disegnare il paese si
è preso spunto dalla topografia di Orbetello, mentre Dario Fo ha
reinterpretato i dialoghi. FilmTv

 La Freccia Azzurra 1996

La freccia azzurra.png

La freccia azzurra è un film d’animazione del 1996 di Enzo D’Alò, ispirato all’omonimo racconto di Gianni Rodari del1964. È il primo lungometraggio dello studio di animazione Lanterna Magica, e costò ai suoi autori quasi quattro anni di lavoro.

Sull’immagine di un mondo che gira e si fa via via sempre più grande, una voce fuori campo recita: “Nella notte diNatale, Babbo Natale porta i doni a tutti i bambini del mondo, ma i bambini più fortunati sono quelli italiani, perché inItalia nella notte dell’Epifania ricevono degli altri doni. Li porta loro la Befana, una vecchina che vola di casa in casa a cavallo di una scopa. Un 5 gennaio di tanti anni fa però i bambini italiani rischiarono di non aver nessun dono…”
È il pomeriggio del cinque gennaio. Nevica e in una piccola cittadina tantissimi bambini con i loro genitori si affrettano per le ultime compere. In moltissimi si accalcano anche davanti alla vetrina del negozio della Befana che durante tutto l’anno riceve ordinazioni e lettere dai bambini e, proprio nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, porta i doni a chi è stato buono. Quell’anno però molti bambini rischiano di non veder avverato il loro desiderio. Infatti il malefico assistente della Befana, il dottor Scarafoni, dopo aver costretto a letto la vecchina con una “strana influenza”, ha incominciato a sua insaputa ad accettare ordinazioni solo dietro un profumato compenso e ha deciso di portare i doni solo a chi ha i soldi per pagarglieli. I bambini molto ricchi come Carlo Alberto e Filippo Maria possono perciò consegnare, molto pomposamente, la lunga lista dei regali nel negozio, pagare e andarsene soddisfatti e sicuri di ricevere tutto quanto richiesto.
Ben diversa è invece l’accoglienza per Francesco, un bambino povero, orfano del papà, che aiuta la famiglia vendendo caramelle in un cinema. Passando davanti al negozio della Befana si è innamorato di uno dei tantigiocattoli che popolano la vetrina: uno splendido treno, la Freccia Azzurra. Dentro al negozio ha però scoperto che quell’anno per ricevere i doni della Befana, bisogna pagarli, per cui è trattato molto duramente da Scarafoni, che lo minaccia e lo sbatte in strada in malo modo. I giocattoli, che di nascosto dagli uomini prendono vita, e che, si sa, hanno un cuore grande, indispettiti dalla cattveria della “Befana” ordiscono un piano ai danni del negozio: ognuno di loro ha voglia infatti di finire nelle mani di un bambino che lo desideri veramente e lo tratti con amore e cura e non nelle mani di quei bambini viziati che si stufano di tutto dopo pochissimo tempo.
Vediamo così i giocattoli discutere tra loro e organizzare un piano di fuga: quasi tutti sono d’accordo che l’unica possibilità sia quella di scappare dal negozio per raggiungere da soli Francesco e gli altri bambini che li aspettano. Così, la sera del 5 gennaio, prima che Scarafoni li prenda per consegnarli ai proprietari che hanno pagato, i giocattoli se la filano in colonna, in una botolache collega il retrobottega del negozio con l’esterno. Inizia a questo punto la grande avventura dei giocattoli e in testa a tutti c’è il cane di pezza Spicciola che, con il naso nella neve, fiuta le tracce di Francesco.
Non appena però Scarafoni si accorge della scomparsa dei giocattoli, si lancia alla loro disperata ricerca: deve assolutamente trovarli e consegnarli al più presto ai genitori che hanno sborsato i quattrini. Perciò, a cavallo della scopa della Befana, Scarafoni inizia ad esplorare la città dall’alto. Intanto i giocattoli proseguono nel loro viaggio e, come in ogni “on the road” che si rispetti, lungo il percorso incontrano amici che li aiutano. Come Arturo, il metronotte, o la Statua nella piazza, ma si trovano anche a dover affrontare numerosi pericoli e a superare molti ostacoli: una pozzanghera diventa per loro un terribile gorgo che sta per inghiottire una bambolina, ma per fortuna il Capitano Mezzabarba riesce a salvarla grazie alla sua ancora; Scarafoni – grazie al tradimento di un membo del gruppo, un pupazzo mago – sta per riprenderli tutti, ma arriva il pilota giocattolo a sbarrargli la strada, sparandogli in pieno viso una raffica di cicche: la Freccia Azzurra sta per essere distrutta da un tram e solo all’ultimo minuto riesce a fuggire dai binari… Mentre i giocattoli molto coraggiosamente cercano di raggiungere il loro obiettivo, in città succedono tante altre cose interessanti.
La Befana, svegliata da una telefonata di protesta di un cliente ricco, scopre l’inganno di Scarafoni e decide dunque di entrare in azione: sveglia i giocattolai della città per far loro costruire nuovi giocattoli da distribuire prima dell’alba. Frattanto Lesto e Scarpa, due maldestri e litigiosi ladruncoli che hanno visto Scarafoni nascondere molti soldi nella cassaforte, decidono di compiere una rapina, ma non riuscendo a entrare dall’unica piccola e stretta finestrella che dà accesso al negozio della Befana, decidono di servirsi di un bambino, e rapiscono Francesco che, a quell’ora di notte – terminato il suo lavoro al cinema – è l’unico in giro per la città. Passa un po’ di tempo e Scarafoni riesce a raggiungere un’altra volta i giocattoli e sta per catturarli, quando Spicciola lo assale: gli altri riescono così a fuggire, in compenso il cagnolino finisce nel bidone dell’immondizia. Intanto i bambini, sia ricchi che poveri, sono sempre più agitati perché le ore passano e della Befana non c’è alcuna traccia. Solo qualche fortunato vede avverarsi il proprio desiderio perché certi giocattoli (che ormai hanno perso Spicciola e non sono perciò più in grado di seguire le tracce di Francesco), quando trovano sul loro percorso qualche bimbo interessante, scelgono di staccarsi dal gruppo e di fermarsi in dono. Così l’orsetto giallo resta nel lettino di un bimbo che vive in una cantina, le due bamboline si fermano a casa di una bambina, il Capitano Mezzabarba finisce per errore nelle mani di Marina, le matite colorate riempiono la casa di disegni magici a un altro bimbo e la Freccia Azzurra con i macchinisti e il capostazione si ferma da Roberto, il figlio di un ferroviere.
Nel frattempo Francesco, rinchiuso nel negozio della Befana, chiama la polizia per denunciare i due ladruncoli, ma viene creduto loro complice e arrestato. Per fortuna il metronotte Arturo – che è amico di Francesco – convinto dell’innocenza del ragazzo, corre a chiamare la Befana, la quale si precipita in commissariato e, grazie alla sua autorità, lo fa immediatamente rilasciare. È ormai l’alba. Francesco stanco morto se ne sta tornando a casa e un vetturino che lo vede solo e affranto gli offre un passaggio sulla sua carrozza. La Befana, dopo aver ritirato i nuovi giocattoli da Mastro Simone, parte a razzo per la distribuzione dei regali e riesce ad accontentare tutti i bambini. Spicciola, che nel frattempo è riuscito – grazie all’aiuto di un altro cane – a uscire dal bidone dell’immondizia e, magicamente, si è trasformato in un cane in carne ed ossa, vaga triste e malinconico per la città deserta… Ad un tratto, quando ormai tutto sembra finire male, Spicciola s’imbatte nella carrozza e reincontra così finalmente Francesco che, felicissimo d’aver trovato un nuovo amico, pensa che quello sia il miglior regalo che la Befana potesse fargli.
Scarafoni ormai perde la speranza di ricuperare i giocattoli, decide di tornare al negozio, prendere i soldi dalla cassaforte e scappare velocemente. Ma nella fuga è inseguito dai genitori, infuriati per non aver ricevuti i regali già pagati: la valigia si apre, tutte le banconote si spargono in cielo e in terra e lui si accascia al suolo disperato, e allora un poliziotto lo arresta per il furto che la Befana ha denunciato; per l’uomo è la fine, per Francesco invece è l’inizio di una nuova vita: la Befana gli propone di diventare il suo nuovo aiutante di fiducia.

By >>>   La_freccia_azzurra  wikipedia

ondacinema.it

Le stagioni di Louise | Trailer italiano del film di animazione

di Jean-François Laguionie
animazione, Francia/Canada (2016)

Louise perde l’ultimo treno in partenza dalla località balneare dove ha trascorso l’estate sulle coste della Normandia. La cittadina è ormai completamente deserta. L’anziana donnina vivrà l’intero anno successivo, arrangiandosi come può, in una capanna sulla spiaggia, in completa solitudine fatta eccezione per la compagnia di un cane. Nessuno si ricorda di lei, che pure, per un po’, sembra convinta che qualcuno arriverà a cercarla. Solo superficialmente il film è metafora della solitudine della terza età, di cui la società contemporanea sembra dimenticarsi facilmente. Louise è risucchiata in una dimensione completamente slegata dal mondo, un vero e proprio universo parallelo, in cui il surreale e l’inverosimile hanno piena cittadinanza. Quale motivo si nasconde allora nella solitudine di Louise? Perché, effettivamente, è rimasta sola?Louise rimane sola perché, letteralmente, il tempo si è fermato – o meglio, ha preso un’altra via. Mentre preparava i bagagli, le lancette di un orologio segnavano un’ora sbagliata (per questo ha perso il treno): da questa fatalità, casuale solo in apparenza, si comprende che il film ha a che fare con la discronia fra le stagioni reali (i giovani che popolano la spiaggia all’inizio del film) e le stagioni interiori. Il tempo interiore è sia quello della vita intera, in cui alcuni momenti del passato coesistono col presente, vivi nella memoria, sia l’età che si sta vivendo (la vecchiaia, per Louise). Soffermandosi sul titolo italiano, una cosa sono le stagioni, altra cosa quelle di Louise.
Ne “Le stagioni di Louise”, girato con tecniche d’animazione tradizionali, i delicati colori pastello lasciano intravedere la grana della carta. Laguionie è ricorso anche al digitale, coniugato all’animazione 2D al fine di restituire l’effetto di pittura animata che possiede tutta la sua opera, con la parziale eccezione forse solo di un lungometraggio più commerciale (“Scimmie come noi”, 2001).
Louise vede il treno svanire all’orizzonte; le nubi si addensano, il cielo diventa di pece. Il vento s’alza improvviso, la pioggia inizia a cadere, un barile rotola via e insegue l’anziana donna per le strade deserte, di un paese trasformato in un De Chirico. Lavorando con cura anche sul sonoro, lo scenario del villaggio di Biligen assomiglia a quello di uno dei primi cortometraggi di Laguionie, “Une bombe par hasard”, del 1969. All’angoscia che cattura lo spettatore in questa scena, farà seguito il diradarsi delle nubi, e il graduale ritrovamento di un’armonia che, in realtà, Louise aveva smarrito prima che il film avesse inizio. La sfasatura fra tempo interiore e tempo reale preesisteva.
Il bizzarro e il surreale fanno capolino in tutta l’opera di Laguionie. Fra i maggiori autori del cinema d’animazione francese – autore di una manciata di cortometraggi e di appena 5 lungometraggi, questi ultimi realizzati nell’arco di oltre un trentennio – Laguionie è poco conosciuto in Italia, e la sua fama è molto inferiore al suo valore, che merita di essere riscoperto. Al centro della sua opera ricorre (sino al penultimo lungometraggio, “La tela animata”, del 2011) il tema degli universi paralleli, che comunicano fra loro tramite fugaci squarci rivelatori.
Nei film di Laguionie, abitualmente l’insolito s’insinua in ciò che è familiare. Ne “Le stagioni di Louise”, l’elemento insolito, inizialmente spiazzante, ha tutto il tempo, poi, per diventare a sua volta familiare. E’ così che la forzata solitudine di Louise si trasforma in opportunità di riscoprire il gusto della vita, invertendo il percorso di declino che sembra ineluttabile nella senilità. Inoltre Louise ha un rapporto confidenziale con la morte. Nella sua memoria riaffiora, insieme alla giovinezza, il ricordo di un paracadutista della seconda guerra mondiale, il cui cadavere appeso a un albero era per lei da ragazza un immaginario compagno di conversazioni (si appartava persino, in sua prossimità, con uno dei suoi ragazzi, per il gusto di terrorizzarli). L’anno che Louise trascorre sulla spiaggia con il cane Pepper finisce così per fornirle l’opportunità di ritrovare un’energia che si era affievolita. Grazie anzitutto a una rinnovata libertà, Louise recupera un rapporto più autentico con l’esistenza. Il villaggio abbandonato sul mare, la catapecchia di fortuna, rappresentano un altrove felice in cui ritrovare se stessa, più autentico rispetto alle forzate e (non solo per lei) infelici villeggiature estive con cui il film si apre.
“Le stagioni di Louise” rappresenta una riflessione profondamente ispirata sul tempo, sulle stagioni della vita e sulla terza età: una riflessione matura, in cui è evidente che l’autore sa bene ciò di cui parla (Laguionie ha 77 anni). Con questo film, Laguionie sfiora l’ennesimo capolavoro di una carriera che già ne era ricca (oltre al citato “Une bombe par hasard”, merita di essere menzionato il cortometraggio “La traversata dell’Atlantico a remi” del 1979, vincitore di una palma d’oro, e il primo lungometraggio del 1984, “Gwen et le livre de sable”). Questo film rivela, nella semplicità della tradizione, le ancora notevolissime possibilità espressive di una modalità di far cinema che conserva, al suo cuore, la capacità di infondere anima a mondi paralleli, realtà alternative quali quelle cui l’animazione sa dare forma spesso meglio – perché con maggior libertà – del cinema live action. Realtà alternative: tali sono sempre stati i mondi paralleli di Laguionie: e l’anno in cui si ritrova Louise in questo film non è poi tanto diverso dai 50 anni trascorsi in mare dagli sposi de “La traversata dell’Atlantico a remi”, la cui solitaria crociera, metafora della vita coniugale, durava una vita intera.

By www.ondacinema.it

Una scena del film Le stagioni di Louise.

Una clip da Le stagioni di Louise, il nuovo film di Jean-François Laguionie
Le stagioni di Louise, nuovo film dell’animatore francese Jean-François Laguionie, verrà distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection a partire dal 22 dicembre.
Il film – presentato in anteprima italiana all’interno della selezione ufficiale dell’ultima Festa del Cinema di Roma in collaborazione con Alice nella Città – racconta di Louise, una donna anziana e tenace che, dopo aver perso l’ultimo treno della stagione che l’avrebbe riportata a casa, si ritrova completamente sola nella ormai deserta località balneare dove ha trascorso le vacanze. Calata in un contesto sempre più surreale, la protagonista tornerà a rivivere la sua infanzia e i momenti più significativi della sua vita, rileggendoli con occhi nuovi. Unico compagno in questa insolita avventura sarà… un cane parlante.
La versione italiana si avvale della voce e dell’interpretazione dell’attrice cinematografica e teatrale Piera Degli Esposti.
Di seguito una clip in anteprima della pellicola.

www.fumettologica.it

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