Dall’altra parte della terra il sole che qui si cela dietro l’orizzonte, là emerge dalla notte. Così l’autunno ha un suo corrispondente in una lontana primavera.

Tutto, Signore, custodisci,
nel palmo della tua mano;
perché la vita
– tutta la vita ch’io conosco,
e anche la vita che non ho vissuta –
è appena una goccia di rugiada,
sopra il tuo palmo aperto.
Però io ci ho nuotato dentro,
a quella goccia;
per me è stata grande come te
perché, al di fuori, non ti avrei conosciuto
né ti potrei conoscere.
Questa vita che è tua,
perché viene da te,
questa vita che è mia,
perché tu me l’hai data,
è la goccia, il lago, il mare
nel quale ho navigato, per tanti anni
e dal quale non posso essere tolto
perché boccheggerei,
come fa un pesce,
fuori della sua acqua

– Adriana Zarri – 

Da: Dodici lune

By leggoerifletto.blogspot.it

L’erba del mio giardino

Fa’ che non creda che ci siano vocazioni privilegiate, più perfette, e che non presuma di abbracciarle per essere da più degli altri.
Quale che sia, la mia vocazione è la più grande; e l’erba del mio giardino è la più verde perché è quella che tu hai annaffiato per me.
Per seguire la tua voce dammi la generosità di Abramo, la prontezza di Samuele, la naturalezza di Maria.
E dammi la pazienza di attendere e l’umiltà di scegliere quella strada fra tutte, e la capacità di viverle tutte in quella unica che è mia.

– Adriana Zarri –

Dacci Signore il tuo mantello – Adriana Zarri

Arriveremo con i piedi sporchi
e ce li laverai,
come facesti con gli apostoli.
Guarda, Signore, al nostro autunno
e raccogli le colpe
come una triste vendemmia.
Lasciaci nudi e soli,
senza consolazioni ambigue,
senza inganni pietosi,
senza grappoli verdi.
Donaci gli occhi di Maria peccatrice
e, scaldaci con il tuo mantello.
I giorni sono brevi
e le nottate lunghe.
Il fuoco si spegne nel camino.
Le castagne
si sono fatte nere,
il letto, è gelido e deserto.
Dacci, Signore, il tuo mantello!

– Adriana Zarri –

Tratto da “Il pozzo di Giacobbe. Raccolta di preghiere da tutte le fedi”

Dall’altra parte della terra
il sole che qui si cela dietro l’orizzonte,
là emerge dalla notte.
Così l’autunno ha un suo corrispondente
in una lontana primavera.

– Adriana Zarri –

“Il sole ci aveva sfiancati, resi febbrosi;
ora la nebbia ci placa, ci fa rientrare in noi.
Le finestre aperte sono come finestre chiuse,
non offrono visioni ma solo tende di grigio.
E’ tempo di chiuderle e riscoprire la casa.

Autunno di silenzio ritrovato,
di concentrazione densa,
di solitudine calda,
di meditazione,
di preghiera,
di te”

– Adriana Zarri –

 

L’autunno è tempo di preghiera, di ascolto,
di lenta e faticosa attesa di te.
E tu vieni furtivo.
L’autunno è il tempo della fede:
del credere ciò che non è ancora,
del credere che sarà,
che fiorirà,
che darà frutti.
L’autunno è tempo di raccolta,
ma di una seminagione lontana;
ed è tempo di semina,
per un lontano raccolto […]
Autunno di frutti caduti,
autunno di foglie secche,
autunno di nebbie grigie,
autunno tuo:
del tuo passaggio silenzioso,
del tuo amore paziente,
della tua attesa lunga.


– Adriana Zarri –

Litanie dell’amore – Adriana Zarri

Amami Tu, Signore!
Anche se non sono amabile
anche se sono povera…
anche se Ti amo poco
anche se non lo merito.

Quando mi alzo, al mattino, piena di velleità
quando mi corico, la sera, piena di delusioni
quando lavoro per inerzia
quando mi riposo in maniera alienante
quando prego in un modo dissipato
quando non ho vogli di amarTi
quando presumo di amarTi senza amare gli uomini
quando m’illudo di amare gli uomini senza amare Te
quando temo di amare troppo
quando temo di compromettermi
quando fuggo l’amore
quando nessuno mi ama.

– Adriana Zarri –

da: Il pozzo di Giacobbe

Non mi vestite di nero:

è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.

– Adriana Zarri – 

“Abbiamo di Dio una falsa e povera immagine; e ci è difficile obbedire al primo comandamento (“Amerai Dio con tutto il cuore”) perchè ci sta di fronte un Dio assai poco amabile. Temibile piuttosto, onnipotente, sapiente architetto, sommo regolatore ed anche grande punitore. Non è amabile un Dio cosiffatto. E infatti non lo amiamo. Lo temiamo, lo rispettiamo, lo ammiriamo; ma l’amore – l’amore appassionato e passionale di cui parla la Bibbia – è un’altra cosa; e noi difficilmente riusciamo a riferirlo a lui. A questo punto c’è da chiederci se siamo cristiani , o addirittura se possiamo essere cristiani, finchè permane in noi un’idea di Dio che ci rende tanto arduo – addirittura quasi impossibile – quel primo comandamento dell’amore. Noi amiamo Dio e siamo cristiani nella misura in cui quell’idea si dissolve e ad essa ne subentra una più consona alla realtà del Dio – Amore…”

– Adriana Zarri –

da: “In quale Dio crediamo” 

Buona giornata a tutti. 🙂

www.leggoerifletto.it

www.leggoerifletto.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...