L’amore non sta nell’altro, ma dentro noi stessi. Siamo noi che lo risvegliamo. Ma perché ciò accada, abbiamo bisogno dell’altro.

L’amore non sta nell’altro, ma dentro noi stessi. 
Siamo noi che lo risvegliamo. Ma perché ciò accada,
abbiamo bisogno dell’altro.
[Paulo Coelho, Undici minuti]

leggoerifletto

Eros è l’acqua – Gioconda Belli

Tra le tue gambe

il mare mi mostra strane scogliere coralline
rocce superbe coralli magnifici
contro la mia grotta di conchiglia madreperlata
tu mollusco di sale segui la corrente
l’acqua scarsa scopre le pinne
mare nella notte con lune sommerse
il tuo ondeggiare brusco di polipo focoso
accelera le mie branchie il mio pulsare di spugna
i cavalli minuscoli fluttuanti tra gemiti
aggrovigliati in lunghi pistilli di medusa.
Amore tra delfini
a balzi ti tuffi sul mio fianco leggero
ti accolgo in silenzio ti guardo tra bollicine
le tue risa cerco con la bocca spuma
leggerezza dall’acqua ossigeno dalla tua
vegetazione di clorofilla.
Dagli occhi argentati
fluisce il lungo sguardo finale
ed emergiamo da corpo acquatico
siamo di nuovo carne
una donna e un uomo
Tra le rocce. 

– Gioconda Belli – 

Da L’occhio della donna, E/O 1998

Traduzione di Margherita D’Amico

“Le donne, con rare eccezioni, sono più intelligenti di noi, o perlomeno, più sincere con se stesse rispetto a ciò che vogliono. 
Che poi te lo facciano sapere o meno è un altro paio di maniche”. 

 

– Carlos Ruiz Zafòn –


Il più bel regalo che possiamo fare alle persone a noi care è il nostro tempo, cioè la nostra vita. 
Non è mai tempo perso, quello dedicato alle persone per noi importanti. 
Tutti i momenti a loro dedicati diventano ricordi che profumano di vita. 
Chi ama veramente, il tempo lo trova sempre. Perché il tempo è una scelta. 
La scelta di dare sempre la priorità ai sentimenti, alle emozioni. 

– Agostino Degas –

Scriverti – Gioconda Belli

Scrivere, scriverti, ritrarti. Impregnarti
i capelli di tutte le
parole trattenute, sospese nell’aria, nel tempo, in
quel ramo di cortés carico di fiori gialli la cui
bellezza mi fa rizzare i capelli quando scendo
sola per strada pensierosa. Definire il mistero, il
momento preciso della scoperta, l’amore, questa
sensazione d’aria compressa dentro il corpo sinuoso,
l’esplosiva felicità che mi fa piangere e mi colora
gli occhi, la pelle, i denti, mentre divento
fiore, edera, castello, poesia, tra le tue mani che mi
accarezzano e mi sfogliano, facendo sorgere parole,
sconvolgendomi tutta, grondante del mio
passato, della mia infanzia, di ricordi felici,
di sogni, di mare che si infrange
contro gli anni, sempre
più bello e più grande,
più grande e più bello.

Come posso ghermire l’illusione,
stringerla tra le mani e liberarla davanti a te
come una colomba felice che voli via
a scoprire la terra dopo il diluvio; scoprirti fin
nelle pieghe più sconosciute, impregnandomi di te
lentamente, come una carta assorbente,
perdendomi,
perdendoci tutti e due, nel mattino in cui
abbiamo fatto l’amore
con tutto il sonno, l’odore, il sudore della notte
salata sui nostri corpi, inzuppandoci d’amore,
facendolo grondare in grandi immense onde,
immergendoci nell’amore, bagnandoci con
l’amore che ci soverchia.

(Gioconda Belli)

Come vorrei poter stare con te, ora, in un luogo qualsiasi, non importa dove. 
Un posto dove la gente si incontra così, per caso. Ai giardini pubblici, in ufficio, per strada, dove vuoi tu. Dove la tua anima si sente appagata solo per il fatto di trovarsi lì. Senza dire nemmeno una parola.

– David Grossman –

“Ci sono cose che non smetteresti mai di guardare.
Cose che catturano il tuo sguardo e non lo lasciano andare.
Cose che lasciano un’impronta indelebile sulla tua retina.
Cose che lasciano un’impronta indelebile sulla tua Anima.
Cose che non ti sazi di guardare.
E mentre cerchi di scoprire il perché di tanto fascino, 

scopri dopo e solo dopo, ripensandoci, 
che le guardavi perché le amavi.”

-Pedro Almodovar –

Sempre (Siempre) e altre poesie –  Gioconda Belli

Sempre questa sensazione di inquietudine
Di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove…
e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente…
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
Continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.

– Gioconda Belli – 

da “L’occhio della donna”

E Dio mi fece donna,

con capelli lunghi,

occhi,

naso e bocca di donna.

Con curve

e pieghe

e dolci avvallamenti

e mi ha scavato dentro,

mi ha reso fabbrica di esseri umani.

Ha intessuto delicatamente i miei nervi

e bilanciato con cura

il numero dei miei ormoni.

Ha composto il mio sangue

e lo ha iniettato in me

perché irrigasse tutto il mio corpo;

nacquero così le idee,

i sogni,

l’istinto

Tutto quel che ha creato soavemente

a colpi di mantice

e di trapano d’amore,

le mille e una cosa che mi fanno donna

ogni giorno

per cui mi alzo orgogliosa

tutte le mattine

e benedico il mio sesso.

– Gioconda Belli –

Dalla donna che sono,
mi succede, a volte,
di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere;
donne garbate, laboriose, buone mogli,
esempio di virtù,
come mia madre
avrebbe voluto.
Non so perchè
tutta la vita
ho trascorso a
ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce
sul mio corpo
la colpa che le loro vite
impeccabili,
per strano maleficio
mi ispirano;
mi ribello contro le loro buone azioni,
contro i pianti di nascosto
del marito,
del pudore della sua nudità
sotto la stirata e inamidata biancheria intima.
Queste donne,
tuttavia, mi guardano
dal fondo dei loro specchi;
alzano un dito accusatore
e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo
e vorrei guadagnarmi il consenso universale,
essere “la brava bambina”, essere la “donna decente”,
la Gioconda irreprensibile,
prendere dieci in condotta
dal partito, dallo Stato,
dagli amici,
dalla famiglia, dai figli
e da tutti gli esseri
che popolano abbondantemente
questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere
e quel che è,
ho combattuto numerose
battaglie mortali,
battaglie a morsi, loro contro di me
– loro contro di me che sono me stessa –
con la psiche
dolorante,
scarmigliata,
trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me
che, fin dall’infanzia, mi guardano torvo
perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,
perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile
che si innamora come una triste puttana
di cause giuste,
di uomini belli,
e di parole giocose.
Perchè, adulta, ho osato vivere l’infanzia proibita
e ho fatto l’amore sulle scrivanie nelle ore d’ufficio,
ho rotto vincoli inviolabili
e ho osato godere
del corpo sano e sinuoso
di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:
ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino,
appena apro gli occhi,
sento le lacrime che premono,
nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,
rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,
vedo le altre donne che sono in me,
sedute nel vestibolo
che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili
contro di me; contro questa donna fatta, piena,
la donna dal seno sodo
e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.

– Gioconda Belli –

Nella dolente solitudine della domenica – Gioconda Belli

Sono qui,
nuda,
sulle lenzuola solitarie
di questo letto in cui ti desidero.
Guardo il mio corpo,
liscio e rosato nello specchio,
il mio corpo
che è stato avido territorio dei tuoi baci,
questo corpo pieno di ricordo
della tua incontenibile passione
sul quale hai combattuto sudate battaglie
nelle lunghe notti di gemiti e di risa
e di sudori dalle mie cavità profonde.
Guardo i miei seni
che sistemavi sorridendo
nel palmo della tua mano,
che stringevi come uccellini nelle tue gabbie di cinque sbarre,
mentre un fiore mi si accendeva
e arrestava la sua dura corolla
contro la tua dolce carne.
Guardo le mie gambe,
lunghe e lente conoscitrici delle tue carezze,
che ruotavano rapide e nervose sui loro cardini
per aprirti il sentiero della perdizione
proprio verso il mio centro
verso la dolce vegetazione del campo
dove hai ordito taciti combattimenti
coronati dal piacere,
annunciati da raffiche di fucile
e da arcaici tuoni.
Mi guardo e mi vedo,
è lo specchio di te che si tende dolente
su questa solitudine domenicale,
uno specchio rosato,
un calco vuoto che cerca l’altro suo emisfero.
Piove a dirotto sul mio volto
e penso soltanto al tuo amore lontano
mentre difendo
con tutte le mie forze,
la speranza.

(Gioconda Belli)

Dite piuttosto: “Sul mio sentiero ho incontrato l’anima in cammino”.
Perché l’anima cammina in tutti i sentieri.

L’anima non cammina sopra un filo, né cresce come una canna.

L’anima apre se stessa come un fiore di loto dagli innumerevoli petali”
(Kahil Gibran)

“«Che cosa vuoi, in conclusione?».«Te», risposi.

E non so se vi sia qualcosa di più bello da dire a una donna.”

– Heinrich Böll –

Sai quando una persona tiene veramente a te?

Quando perdona i tuoi sbalzi di umore….

Quando capisce i tuoi silenzi…..

Quando ti cerca anche dopo mille litigi e ti sta vicino…..

anche quando tutto il mondo si allontana…

Dio mi fece donna – Gioconda Belli *

E Dio mi fece donna,

con capelli lunghi,

occhi,

naso e bocca di donna.

Con curve

e pieghe

e dolci avvallamenti

e mi ha scavato dentro,

mi ha reso fabbrica di esseri umani.

Ha intessuto delicatamente i miei nervi

e bilanciato con cura

il numero dei miei ormoni.

Ha composto il mio sangue

e lo ha iniettato in me

perché irrigasse tutto il mio corpo;

nacquero così le idee,

i sogni,

l’istinto

Tutto quel che ha creato soavemente

a colpi di mantice

e di trapano d’amore,

le mille e una cosa che mi fanno donna

ogni giorno

per cui mi alzo orgogliosa

tutte le mattine

e benedico il mio sesso.

(Gioconda Belli)

 
Gioconda Belli, poetessa e giornalista nata a Managua il 9 dicembre 1948
Ha scritto quattro libri di narrativa, aventi come tema le vicissitudine politiche del suo paese, il Nicaragua, la lotta partigiana, il femminismo e l’emancipazione della donna. Ha scritto diverse raccolte di poesie d’amore avvolte da una sensualità tutta femminile. Per saperne di più:http://it.wikipedia.org/wiki/Gioconda_Belli

Regole del gioco per gli uomini che vogliano amare donne donne – Gioconda Belli

 

I
L’uomo che mi ami
dovrà saper aprire il velo della pelle,
scoprire la profondità dei miei occhi
e conoscere quello che si annida in me,
la rondine trasparente della tenerezza.
II
L’uomo che mi ami
non vorrà possedermi come una mercanzia,
né esibirmi come un trofeo di caccia,
saprà stare al mio fianco
con lo stesso amore
con il quale io starò al suo.
III
L’amore dell’uomo che mi ami
sarà forte come gli alberi di ceibo,
protettivo e sicuro come quelli, limpido come una mattina di dicembre.
IV
L’uomo che mi ami
non dubiterà del mio sorriso
né temerà l’abbondanza dei miei capelli,
rispetterà la tristezza, il silenzio
e con carezze toccherà il mio ventre come chitarra
perché sgorghi musica ed allegria
dal profondo del mio corpo.
V
L’uomo che mi ami
potrà trovare in me
l’amaca dove riposare
il pesante fardello delle sue preoccupazioni,
l’amica con cui dividere i suoi segreti più intimi,
il lago dove nuotare
senza paura a che l’ancora del compromesso
gli impedisca di volare quando gli succeda d’essere uccello.
VI
L’uomo che mi ami
farà poesia con la sua vita,
costruendo ogni giorno
con lo sguardo posto al futuro.
VII
Però, sopra ogni cosa,
L’uomo che mi ami
dovrà amare il popolo
non come una parola astratta
estratta dalla manica,
ma come qualcosa di reale, concreto,
al quale rendere omaggio con azioni
e dare la vita se è necessario.
VIII
L’uomo che mi ami
riconoscerà il mio viso nella trincea
ginocchio in terra mi amerà
mentre spariamo insieme
contro il nemico.
IX
L’amore del mio uomo
non conoscerà la paura del darsi,
né temerà scoprirsi alla magia dell’innamoramento
in una piazza piena di gente.
Potrà gridare – ti amo –
o mettere striscioni dall’alto delle case
proclamando il suo diritto a sentire
il più bello e umano dei sentimenti.
X
L’amore del mio uomo
non fuggirà dalle cucine,
né dai panni del figlio,
sarà come un vento fresco
portando via tra le nubi del sogno e del passato,
le debolezze che, per secoli, ci hanno tenuti separati
come esseri di distinta statura.
XI
L’amore del mio uomo
non vorrà definirmi o etichettarmi,
mi darà aria, spazio,
alimento per crescere ed essere migliore,
come una Rivoluzione
che faccia di ogni giorno
l’inizio di una nuova vittoria.

(Gioconda Belli)
della stessa autrice: http://leggoerifletto.blogspot.it/2011/07/non-mi-pento-di-niente-gioconda-belli.html

http://leggoerifletto.blogspot.it/2011/06/e-dio-mi-fece-donna-gioconda-belli.html

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