La nostra vocazione altro non è che la fatica tenace e gioiosa di liberare tutta la luce e la bellezza seminate in noi: verità dell’uomo è una luce custodita in un guscio di fragile argilla

La nostra vocazione altro non è che la fatica tenace e gioiosa di liberare tutta la luce e la bellezza seminate in noi: verità dell’uomo è una luce custodita in un guscio di fragile argilla.

by leggoerifletto


… Per Gesù non ci può essere un amore verso Dio che non si traduca in amore concreto verso il prossimo.
Ma perché amare, e con tutto me stesso? Perché una scheggia di Dio, infuocata, è l’amore. Perché Dio-Amore è l’energia fondamentale del cosmo, amor che muove il sole e l’altre stelle, e amando entri nel motore caldo della vita, a fare le cose che Dio fa.

 – Padre Ermes Ronchi –

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate attenzione, vegliate…”. 
Vivere attenti. Ma a che cosa? Attenti alle persone, alle loro parole, ai loro silenzi, alle domande mute, ad ogni offerta di tenerezza, alla bellezza del loro essere vite incinte di Dio.
Attenti al mondo, nostro pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l’acqua, l’aria, le piante.
Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui mi muovo.

 – Padre Ermes Ronchi –

Siamo un pugno di terra in cui Dio ha deposto i suoi germi vitali. 

Nessuno ne è privo, nessuno è vuoto, per­ché la mano di Dio continua a creare….
Alla sera vedi un bocciolo, il giorno dopo si è aperto un fiore. Senza alcun intervento esterno. 

Ecco: Che tu dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Com’è pacificante questo! Le cose di Dio fiori­scono per una misteriosa forza interna, per la straordi­naria energia segreta che hanno le cose buone, vere e belle. 

In tutte le persone, nel mondo e nel cuore, nono­stante i nostri dubbi, Dio ma­tura. E nessuno può sapere di quanta esposizione al so­le, al sole della vita, abbia bi­sogno il buon grano di Dio per maturare: nelle persone, nei figli, nei giovani, in colo­ro che mi appaiono distratti, che a volte giudico vuoti o senza germogli.

– Padre Ermes Ronchi –

Come un girasole – Padre Ermes Ronchi

Il fiore che preferisco è il girasole.

Mi piace la fiamma gialla dei suoi petali dove si condensa la luce; sembrano i raggi di un ostensorio attorno allo scrigno, al tabernacolo dei cento semi.

Mi piace l’arroganza dello stelo diritto e robusto, la danza immobile della sua corolla, il peso del frutto che ne fa reclinare il capo sul seno della terra.

Credo che tutto preghi nell’universo, tutto proteso verso Dio: “Il giorno al giorno annuncia il messaggio di Dio, la notte alla notte.

Gli alberi della foresta ne modulano il canto” (Sal 19). Ma tra tutte le creature, l’immagine più bella della preghiera è proprio il girasole: pregare è lasciarsi irradiare dal sole che è Dio; radicarsi con salde radici nella terra e poi muovere verso il cielo.

La preghiera non consiste nel dire preghiere, ma è tendere, con tutto me stesso, verso l’Oltre, verso l’Alto, spesso senza parole, come una pianta che ha sete. Questo accade quando entro in chiesa, sono alla presenza di Dio, e non mi viene nulla da dirgli, nulla esce dal centro arido del cuore.

Finisco per dedicargli il silenzio.

Eppure qualcosa di me prega: prega il mio corpo, prega il mio tempo, ne faccio un piccolo tappeto di minuti, una passatoia di istanti senza parole che stendo davanti ai passi del Signore che viene sempre in me.

Guardo il girasole e capisco che non contano le parole, tanto il Signore le conosce tutte prima che salgano alle labbra.

Conta il fatto che per un tempo io sto in faccia al mio sole, senza mettere nulla prima di Dio, senza anteporgli nessuno dei miei mille affari.

Girasole della preghiera passiva, che non fa nulla se non esporsi alla luce, bere il blu del cielo e l’oro del sole, lasciarsi amare.

La forza non è in noi, la forza è nel sole, basta lasciarsi irradiare, esporsi. Davanti al Crocifisso non si va per guardare il Crocifisso ma per lasciarsi guardare da quel corpo dove l’amore ha scritto il suo racconto con l’alfabeto delle ferite, indelebili come l’amore.

Girasole del desiderio attivo.

Pregare è diventare cercatore di sole, mendicante di cielo.

Lo seguo affascinato da qualcosa che Lui solo ha e nessun altro sa dare. E poi viene la notte, quando il girasole abbassa la testa, in una sorte di piccola morte quotidiana, quando al tramonto diventa, da specchio di cielo, specchio    d’ombra. E il peso della terra è più forte del peso della luce. Così accade per noi, quando l’attrazione delle cose della terra conta più della seduzione del cielo. Ma poi ecco la piccola risurrezione quotidiana, quando il sole ritorna. Così mi sento quando prego: un girasole che come bussola e come risurrezione ha la quotidiana seduzione del cielo. Un uomo che ha strade nel sole. Un nomade cosmico, pellegrino dei cieli, piccolo cielo in cui spazia il Signore.

– Padre Ermes Ronchi –

Convertirsi è girarsi verso la Luce

 

Gesù non spiega il Regno, lo mostra con il suo primo agire: libera, guarisce, perdona, toglie barriere, ridona pienezza di relazione a tutti, anche a quelli marchiati dall’esclusione.

Il Regno è guarigione dal male di vivere, fioritura della vita in tutte le sue forme. A questo movimento discendente, di pura grazia, Gesù chiede una risposta: convertitevi e credete nel Vangelo.

Immagino la conversione come il moto del girasole, che alza la corolla ogni mattino all’arrivo del sole, che si muove verso la luce: «giratevi verso la luce perché la luce è già qui».

Credere nel Vangelo è un atto che posso compiere ogni mattino, ad ogni risveglio. Fare memoria di una bella notizia: Dio è più vicino oggi di ieri, è all’opera nel mondo, lo sta trasformando. E costruire la giornata non tenendo gli occhi bassi, chini sui problemi da affrontare, ma alzando il capo, sollevandolo verso la luce, verso il Signore che dice: sono con te, non ti lascio più, ti voglio bene.

– Padre Ermes Ronchi –

Da: Avvenire del 19 gennaio 2012

Credete nel Vangelo. Non al Vangelo ma nel Vangelo. Non solo ritenerlo vero, ma entrate e buttarsi dentro, costruirvi sopra la vita, con una fiducia che non darò più a nient’altro e a nessun altro.

Camminando lungo il mare di Galilea, Gesù vide… Gesù vede Simone e in lui intuisce la Roccia.

Vede Giovanni e in lui indovina il discepolo dalle più belle parole d’amore.

Un giorno guarderà l’adultera e in lei vedrà la donna capace di amare bene.

Il suo sguardo è creatore. Il maestro guarda anche me, e nonostante i miei inverni vede grano che germina, una generosità che non sapevo di avere, capacità che non conoscevo.

È la totale fiducia di chi contempla le stelle prima ancora che sorgano. Seguitemi, venite dietro a me.

Non si dilunga in spiegazioni o motivazioni, perché il motivo è lui, che ti mette il Regno appena nato fra le mani. E lo dice con una frase inedita, un po’ illogica: Vi farò pescatori di uomini.

Come se dicesse: «vi farò cercatori di tesori».

Padre Ermes Ronchi –

Da: Avvenire del 19 gennaio 2012

“Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene sulla terra con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti. Quando due uomini si incontrano, le loro due stelle si fondono e si ravvivano, come due ceppi sul focolare. 

L’incontro è riserva di luce. 

Quando invece un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella, quella che gli splende in fronte, piano piano si appanna, si fa smorta, fino a che si spegne. E va, senza più una stella che gli cammini avanti. 

La nostra luce vive di incontri.“

– padre Ermes Ronchi – 

Buona giornata a tutti. 🙂

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