Ricordati di essere felice… ricordati di te e di quel senso di verità che trovi solo nel tuo cuore.

…Ricordati di te

                                     

By Elisa C.

Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi.

By leggoerifletto

Ricordati di essere felice – Alejandro Jodorowsky

C’era un villaggio sulle Ande con a capo un vecchio saggio. 
Un giorno uno del paese andò dal saggio dicendogli: le galline del villaggio sono tutte morte! 
Il vecchio saggio stette in silenzio e rispose: “Questo è buono!”

L’uomo andò via sconsolato chiedendosi cosa ci fosse di buono nella morte delle galline. Il giorno dopo lo stesso uomo corse di nuovo dal vecchio saggio urlandogli e ansimando che tutti i cani del paese erano morti! Il vecchio saggio, pensò un attimo e rispose: “Questo è buono!”

Il contadino non osò contraddire il saggio, ma era seriamente preoccupato della salute mentale del vecchio… “Cosa c’è di buono,” si disse, “nella morte di tutti i cani? I bambini piangono! Gli adulti hanno perso i loro fedeli amici!”

Il giorno dopo, questa volta veramente fuori di se, il contadino tornò dal vecchio saggio e con impeto gli urlò: “Vecchio non si riesce ad accendere il fuoco nelle case del villaggio, non c’è modo né di scaldarsi, né di nutrire i nostri figli!” Il saggio lo guardò attentamente e rispose: “Questo è buono!” Stavolta l’uomo sbraitò contro in vecchio urlandogli contro di tutto e di più e tornò al paese convinto che tutti dovevano far allontanare il vecchio saggio perché era impazzito.

Il giorno dopo giunsero da lontano dei banditi che volevano depredare, derubare tutti gli abitanti del paese, ma guardandosi intorno notarono, le galline morte, i cani morti, i comignoli delle case che non fumavano… si guardarono perplessi e il capo banda disse: “Questo paese è disabitato! Andiamocene via!”

L’universo ha un disegno perfetto: tutto quello che accade è perfetto sia nel bene che nel male! A buon intenditor…


– Alejandro Jodorowsky – 


Smettete di cercare, voi stessi siete la porta e anche i portinai che proibiscono l’entrata.
Ad ogni passo che fate vi allontanate dall’ombelico convertiti in fantasmi assetati d’avventura.
Credete che il matrimonio vi liberi dalla morte o che il denaro v’iscrivi nella gerarchia divina.
Smettete di cercare, il filtro magico è la coscienza occhio che può ritornare ai vuoti bacini di Dio attraversando la morte. 
Nessuno trova se stesso percorrendo i mari o scendendo in caverne.
Non è facile, è come aprire un menhir con le mani perché abbiamo un’anima più dura della pietra.


– Alejandro Jodorowsky –


Per quanto sepolto nelle tenebre della mente
percepisco un uccello di luce nei suoi profondi meandri
che lotta contro il rapace volo e m’incatena
alla legge della ragione.
Intrappolato nell’angelico intelletto
non posso scontrarmi in quanto uomo con quello dell’uomo.
A mente sgombra allora, mai getterò alle ortiche
quest’urgenza salmastra di conoscere me stesso?
Dalla mia anima voglio solo ciò che è inferiore al cane,
lo sterile punto dove convergono gli ordini del mondo,
là dove sotto l’eterno cambiamento niente vive né permane,
tranquillo vegetando nel perfetto odio per la mia ombra.
Come assetato in abbondanti acque bramo l’assenza divina
esigendo che la causa dell’amore torni al permanente segreto,
che la sparizione dell’invisibile Essere Perfetto mi restituisca
la reale capacità di godere per le mie numerose ferite,
che il veleno del silenzio mi liberi dell’inumano futuro.
Ma quando penso “voglio” soffro e basta in realtà.
Oh compassionevoli padroni, allontanate da me il vero oggetto,
concedetemi quelli che falsi sono,
segrete piaghe che tra il corpo e l’anima scivolano,
passioni senza cura come serpenti senza fine
delle quali il cuore solo può essere responsabile!
Senza esser tormentati dalla verità o dalla bellezza
tagliare i lacci che all’amore redentore ci legano,
smettere di sentire, dire, fare, piangere, eliminare dagli occhi
la madre, da un trono indifferente guardarla agonizzare
come un glauco mollusco arenato sulla spiaggia,
affinchè cessi la febbrile santificazione del Sapere,
affinché la ferita sia solamente ferita
in una carne che d’essere necessità dell’anima rifiuta.

– Alejandro Jodorowsky – 

(Viaggio al centro della ferita)


Buona giornata a tutti. 🙂

www.leggoerifletto.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...