Big trouble in Little China… ecco un servizio che parla …di un film pazzesco …visto e rivisto degli anni 80 !!!

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Grosso guaio a Chinatown: 30 anni, e non sentirli

Grosso guaio a Chinatown: 30 anni, e non sentirli

Stati Uniti, prima metà degli anni Ottanta. L’industria hollywoodiana, negli anni del reflusso reaganiano, ha metabolizzato del tutto l’esperienza della New Hollywood, e sta gettando con vitalità e varietà le basi per il cinema commerciale come ancora oggi lo intendiamo, pavimentando la strada per i blockbuster e i franchise a venire.
Nel mentre, dall’altro lato dell’Oceano Pacifico, a Hong Kong si è sotto l’effetto di una delle new wave più energiche ed elettrizzanti degli ultimi decenni, quella capace di fare dell’ex colonia britannica il centro di un fermento che, per tutti gli Ottanta e buona parte dei Novanta, rivoluzionerà non solo il cinema di quelle parti lì, ma quello di tutto il mondo o quasi.
È proprio così che nasce Grosso guaio a Chinatown, che non è solo un cult movie praticamente istantaneo, ma uno dei film più citabili di tutti i tempi, grazie alle battute e ai dialoghi affidati al suo protagonista, il cialtronissimo e irresistibile camionista Jack Burton, autista del Pork Chop Express.
Un film che debuttava nei cinema oggi, trent’anni fa.

All’origine del film diretto da John Carpenter c’è un copione firmato da Gary Goldman e David Z. Weinstein, che ambientava nel Vecchio West una storia d’arti marziali: già, perché se le facevano i vari King Hu e Tsui Hark, le arti marziali in costume, perché non la potevano fare anche loro? Forse perché la20th Century Fox, che quella sceneggiatura l’aveva comprata, la volle modificata e la mise nelle mani di uno script doctor, W. D. Richter, che la riscrisse praticamente da cima a fondo, portandola nel presente, traformando il cavallo di Jack in un TIR e mantenendo sostanzialmente invariata solo la storia di Lo Pane della sua maledizione.

Carpenter, in tutto questo, era ben contento di poter dirigere, finalmente, un bel film di arti marziali – aveva appena rifiutato di dirigere Il bambino d’oro che, non a torto, non lo convinceva -, e fece solo alcune correzioni al lavoro diRichter, ben attento a commisurare l’azione col budget che aveva a disposizione e soprattutto a strutturare la dialettica tra Burton e Gracie Law (che volle, fortissimamente, interpretata da Kim Catrall, così come volle Kurt Russell nei panni di Jack nonostante le pressioni dello Studio per avere Nicholson oEastwood, mentre non riuscì a ottenere Jackie Chan per il ruolo di Wang Chi) sulla falsariga di quelle da guerra dei sessi di tante commedie di Howard Hawks.
Scambi di battute come:
“E io chi sono qui? Un cretino di passaggio?”
“Infatti!”;

o:
“L’importante è far fuori le guardie.”
“Ci proverò.”
“No, è sembrare stupidi!”
“Ci riuscirà!”;

stanno lì a dimostrarlo.

Già, perché quello che ancora oggi colpisce di più, di Grosso guaio a Chinatown, è il suo essere una commedia molto divertente, prima di un film d’azione: tanto divertente e divertita da lasciare quasi a bocca aperta, considerando che tanto il regista quanto Kurt Russell si misero in gioco come pochi altri saprebbero fare.
Bisogna sempre ricordare, infatti, che i due venivano da collaborazioni in film di grande successo e tutt’altro che ironici come 1997: Fuga da New York e La cosa, e singolarmente da titoli come Silkwood e Starman: e che con Grosso guaio a Chinatown abbracciarono senza esitazioni e con scanzonato sprezzo del ridicolo uno stile e un registro decisamente orientati verso il comico.
D’altronde è lo stesso Carpenter che, nel divertentissimo commento audio a due voci presente come extra nelle versioni home video del film, sottolinea proprio con Russell come Jack Burton sia in realtà un comprimario che si crede un protagonista (“a bufoon”, addirittura, che sono uno come Russell avrebbe potuto interpretare accettando di coprirsi di ridicolo in diverse scene), mentre vero protagonista della storia è Wang Chi.

Jack Burton è un cialtrone, certo, ma è anche un eroe, a suo modo.
È uno spavaldo, un moderno cowboy solitario che è capace di imprese impossibili più o meno volontarie come di atti d’inusitata goffaggine: basti pensare al solo fatto che, all’inizio della battaglia finale, Jack spara per aria col mitra causando la cadutadi alcune pietre che lo colpiscono in testa lasciandolo k.o. per quasi tutta la durata degli scontri, ma anche a quello che è lui, ancora dopo, a uccidere Lo Pan prendendo al volo il coltello che Lo gli aveva lanciato e rilanciandoglielo indietro: “questione di riflessi” come dice lui stesso in una delle prime scene del film.
Allo stesso modo il suo battibeccare con Gracie Law ha del ridicolo, e lo vede fare il duro seduttore con scarso senso del medesimo: alla fine però non solo i suoi sforzi vanno a buon fine, perché Gracie s’innamora davvero di lui, ma si può anche permettere di chiudere la storia con un addio alla Humphrey Bogart, da vero duro, prima del finalissimo col mostro arancione peloso e bavoso che si è annidato nel retro del Pork Chop Express, che rimanda in qualche modo a quello, altrettanto aperto ma ben più serioso, de La cosa.

E insomma, anche a rivederlo oggi con sommo godimento e citando a memoria dialoghi e battute (e a proposito di battute: una delle più celebri del film, quella che vede Jack Burton rispondere a Wang Chi che gli diceva “L’uomo duro ama sentire la natura sulla pelle” con “Sì, ma l’uomo saggio usa l’ombrello quando piove.” è del personaggio di Russell solo nella versione italiana, perché in quella originale quella replica è pronunciata da Egg Shen), Grosso guaio a Chinatownmantiene intatto tutto il suo potenziale d’intrattenimento, proprio perché quella vecchia volpe di Carpenter aveva puntato più sulla dimensione paradossalmente screwball del suo film che su un’azione fatta di effetti poco più che artigianali e wire-work modesti che trent’anni dopo sembrano ancora più.
“You can always tell somebody’s sense of humor by if they like this movie or not,” dice, non a caso, Russell nel commento audio.

E se allora l’inevitabile remake che si profila all’orizzonte non deve preoccupare i puristi e gli appassionati è per due motivi: il primo è che il Grosso guaio a Chinatown sarà sempre lì per noi; il secondo è che non esiste oggi attore migliore al mondo, in virtù di tutto quello che abbiamo detto, di Dwayne Johnson per dare degna nuova vita allo splendidamente cialtronesco e atleticamente ridicolo Jack Burton.

 

 By comingsoon 

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