Fukushima…

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Fukushima oggi

 Fukushima
Measurement Station of the real-time radiation level measurement system


Articolo da ComeDonChisciotte 

DI ROBERT HUNZIKER
counterpunch.org

In tutto il mondo il termine “Fukushima” è diventato sinonimo di disastro nucleare e di assenza di soluzione dei problemi. Ai giorni nostri Fukushima è probabilmente una delle catastrofi meno comprese poiché nessuno sa né come riparare al danno né la vera entità del problema stesso. Essa si trova infatti  in un territorio pressoché inesplorato dove la fusione del nocciolo regna  indisturbata. Come un genitore eccessivamente premuroso la TEPCO si limita a monitorare la situazione continuando però a compiere errori.

Col passare del tempo emergono  lentamente frammenti d’informazione dalla prefettura di Fukushima. Recentemente, per esempio, la città fu visitata da Arkadiusz Podniesinski, il noto fotografo documentarista di Chernobyl e le immagini da lui scattate ritraggono uno scenario di distruzione preoccupante che non lascia alcuna speranza per il futuro.

La fatiscente centrale nucleare di Fukushima Daiichi si staglia sinistramente sullo sfondo delle nostre vite al pari dell’immagine della distruzione impersonificata da Godzilla col suo “soffio atomico.”

Nel commento di Podniesinski sono evidenti le responsabilità dell’incidente nucleare “non sono né i terremoti né gli tzunami i responsabili del disastro alla  centrale nucleare di Fukushima Daiichi, l’errore è umano. Il rapporto redatto dal comitato eletto dal parlamento giapponese incaricato di investigare sul disastro non lascia dubbi a riguardo. L’incidente si poteva prevedere ed evitare. Come nel caso di Chernobyl è stato principalmente un errore umano la causa della devastazione,” fotografo e regista Arkadiusz Podniesinski visita Fukushima, Axis of Logic, 27 dicembre 2015.

Quattro anni dopo l’incidente oltre 120.000 residenti non possono ancora tornare alle loro case. Le aree radioattive sono contrassegnate dal colore rosso che indica il più alto livello di contaminazione, la zona rossa  >50mSv/y, alll’interno di essa non c’è in atto nessun’ opera di decontaminazione. E’ impensabile che i vecchi abitanti della città possano mai ritornarvi, anche se il governo lascia intendere diversamente.

Le radiazioni si accumulano. In linea di massima un essere umano è in grado di sopravvivere per un’ora all’esposizione di 1 Sv/h o 1000 mSv/h. Il livello di radiazioni massimo raccomandato agli esseri umani è inferiore a 500 mSv. Una radiografia al torace per intenderci  produce 0,10 mSv. Il limite standard mondiale per coloro che operano nel nucleare è di 20mSv/annui (fonte: manuale di sopravvivenza alle radiazioni). Eppure  a Fukushima, a causa dell’emergenza, i lavoratori sono esposti fino a 100 mSv prima di abbandonare il sito.

Nelle zone contrassegnate dal colore arancione i livelli di radiazioni sono compresi tra i 20 e 50mSv/annui, valori troppo alti per ripopolare la zona, anche se un’opera di decontaminazione è già in corso. Agli antichi residenti è permesso visitare le proprie case per qualche ora, rigorosamente di giorno, ma di gente non se ne vede poi molta. Parte dei suoi vecchi abitanti non intende farvi ritorno e gran parte delle case in legno  di città e villaggi sono totalmente abbandonate a loro stesse.

Le aree meno contaminate sono contrassegnate dalla zona verde (<20mSv/annui). Qui l’opera di decontaminazione è stata ultimata e l’ordine di evacuazione verrà presto revocato.
Circa 20.000 lavoratori ripuliscono  terreno e strade, strofinano manualmente le pareti, i tetti e le grondaie casa per casa e il materiale radioattivo e contaminato viene stoccato in grossi sacchi neri accatastati nella campagna circostante.

I sacchi neri radioattivi vengono caricati sui camion e scaricati nei sobborghi dove si aggiungono ad altre migliaia e migliaia di sacchi neri impilati. Vista dall’alto questa distesa temporanea di rettangoli neri geometricamente disposti a perdita d’occhio appare come la trapunta di un gigante. Il governo afferma che entro trent’anni i sacchi radioattivi verranno smaltiti, ma come?

Quest’imponente processo di decontaminazione non escluderebbe potenziali rischi. Le prime aree ad essere decontaminate saranno le zone intorno alle abitazioni, alle campagne e una fascia di dieci metri in corrispondenza delle strade. Altre aree come montagne e foreste non saranno invece toccate e questo potrebbe costituire un problema perché incendi e piogge pesanti  potrebbero trasportare gli isotopi radioattivi verso le zone decontaminate. Secondo Podniesinski l’anno scorso una cosa simile è già successa due volte a Chernobyl.

Per poter visitare le città all’interno della zona vietata e della zona rossa è necessario un permesso per ciascuna città. I richiedenti devono avere motivi legittimi per potervi  accedere e le strade sono  rigorosamente sorvegliate. Podniesinski passò due settimane a Fukushima nel tentativo di trovare il giusto contatto per ottenere il permesso. Infine date le sue numerose visite a Chernobyl e le sue esperienze pregresse riuscì ad  ottenere l’autorizzazione.

Con un camice semitrasparente di protezione, copriscarpe  blu, maschera e dosimetro il fotografo visitò la città di Futaba all’interno della zona vietata. Con una popolazione di 6.113 abitanti la città di Futaba confinava con la centrale di Fukushima ed è una delle aree maggiormente colpite dalle radiazioni per cui la decontaminazione è da considerarsi impensabile al momento e, probabilmente, per sempre.

La città era un importante centro di attività commerciali legate alla pesca e all’agricoltura, in particolare il commercio di garofani era la sua maggiore risorsa. La mattina del 12 marzo 2011 la cittadina venne fatta evacuare in massa. E’ interessante notare che, secondo le foto scattate, il municipio di Futaba era una struttura di mattoni rossi a quattro piani, moderna, con ampie finestre e decorazioni nere e slanciate che ci aspetteremmo di vedere in una qualsiasi città media d’America piuttosto che in un’antica cittadina giapponese, un tempo centro dell’antico distretto di Futaba (periodo Edo tra il 1603 e il 1868).

Uno slogan appeso sulle strade principali recita “Energia nucleare per un futuro radioso.” Podniesinski fu invitato a visitare Futaba con Mitsuru e Kikuyo Tani, rispettivamente di 74 e 71 anni. L’hanno portato a quella che una volta era la loro casa, alla quale tornano una volta al mese ,per qualche ora, per controllare se il soffitto  ha  crepe e se reggono gli infissi ed eventualmente effettuare qualche piccola riparazione. La loro gita mensile è puramente sentimentale, Futaba è la città delle loro origini, ma nei loro cuori sanno che ormai non è altro che un ricordo del passato che indugia, ma che non tornerà mai più.

A Futaba all’improvviso il tempo si è fermato e non è cambiato più niente da quel fatidico giorno. Le foto mostrano edifici in lento declino e macchine ricoperte di arbusti e piante rampicanti. Sembra di vedere una scena della serie televisiva “The Walking Dead,” dove a terrorizzare la città sono gli zombie e non le radiazioni. L’immagine è quella senza vita di una città  tetra e infestata, immortalata  come se il mondo intero si fosse all’improvviso fermato.

Con un lungo camice bianco simile a quello di un chirurgo, copriscarpe blu, guanti aderenti,, cuffia sui capelli e mascherina,Kikuyo Tani è ritratta seduta sui talloni all’entrata della sua vecchia casa. Nei suoi occhi un’espressione di profonda rassegnazione e,mentre il suo sguardo assente e inespressivo si guarda intorno, emerge una desolazione che solo la fotografia è in grado di ritrarre. La sua fronte e i suoi occhi  penetranti sono l’unica cosa viva dentro un’altra immagine infestata e senza vita.

Un’altra foto interessante mostra un tridimensionale Colonnello Sanders a grandezza umana con il suo caratteristico vestito bianco, fiero,in piedi vicino a un KFC in un centro commerciale vuoto. Anche qui è stato catturato l’attimo: una quiete sinistra, un carrello della spesa abbandonato e liquidi riversati sul pavimento a testimonianza del fatto che la gente lasciò tutto quello che stava facendo per scappare via, abbandonando  la spesa negli anni.

L’imponente opera di pulizia della prefettura di Fukushima include 105 tra città, paesi e villaggi. A differenza di Chernobyl dove le autorità hanno dichiarato una zona con divieto di abitazione di 1000kmq e spostato 350.000 persone, permettendo così alle radiazioni di disperdersi col tempo, il Giappone sta cercando di riportare Fukushima a quello che era un tempo. Ma il materiale radioattivo raccolto nei sacchi neri sarà un problema esasperante che si protrarrà per anni.

A tal proposito le autorità giapponesi hanno commissionato la costruzione di un’imponente  discarica all’esterno della centrale nucleare di Fukushima Daiichi che dovrebbe contenere tra i 16 e i 22 milioni di sacchi di detriti, pari a riempire 15 stadi da baseball. Sfortunatamente i sacchi pieni di materiale radioattivo sono diventati più di un semplice mal di testa, sono una forte emicrania. Un camion ne riesce a trasportare 6-8 alla volta, questo significa che ci vogliono decenni per spostare tutto il materiale. A questo si aggiunge il fatto che il trasporto  e lo stoccaggio dei detriti potrebbe col tempo deteriorare i sacchi che dovrebbero essere quindi sostituiti con sacchi nuovi dando così vita a un ciclo infinito.

Il lavoro con le macerie radioattive potrebbe diventare in Giappone un impiego generazionale, così come fu per la seconda e terza generazione di lavoratori che completarono le grandi cattedrali d’Europa come Notre Dame di Parigi dove le fondamenta vennero gettate nel 1163 e l’opera di costruzione terminò nel 1250.

32 milioni di giapponesi vittime di Fukushima

Secondo il rapporto Fukushima  redatto l’ 11 marzo 2015 dalla Croce Verde di Ginevra, fondata dall’ex presidente sovietico Mikhail Gorbachev, sono 32 milioni i giapponesi  vittime del disastro nucleare.

I criteri della Croce Verde si basano sull’esposizione diretta alle radiazioni così come sui fattori di stress avvertiti dalla popolazione in seguito all’incidente, con gravi conseguenze a breve e lungo temine, come disturbi neuropsicologici e tumori.

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Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/2015/12/29/fukushima-today/
29.12.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MAYA D’AMICO

Fonte: ComeDonChisciotte 

Autore: Robert Hunziker – tradotto per www.ComeDonChisciotte.org da Maya D’amico

Licenza: Copyleft 

Articolo tratto interamente da ComeDonChisciotte  

Photo credit English: Abasaa日本語: あばさー (Own work) [Public domain],via Wikimedia Commons

Pubblicato da Web sul blog:

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