“Polvere”

“Polvere” di Bjornstjerne Bjornson

– Più tardi, signora?
Quando tutta la polvere si sarà posata sull’anima?
 
Ella riprese la posizione di prima, fissò il soffitto e s’immerse nei suoi pensieri. 
– Perchè usate la parola polvere?
 
– Per polvere intendo tutto ciò che è stato e ora si è dissolto e turbina intorno e si posa su posti vuoti.
 
Ella rimase un istante in silenzio.
– Ho letto della polvere che porta con sè il veleno di sostanze putrefatte; non intendete dunque questa? –
Non c’era alcuna ironia nel tono della sua voce e nemmeno dispetto, sicchè non compresi dove andasse a parare e perciò cercai di scantonare.
 
– Dipende da dove cade; negli uomini sani la polvere forma soltanto una nebbia che impedisce di vedere sempre chiaramente. –
Mi fermai affinchè potesse interloquire chiedendo degli uomini malati, ma non lo fece. Perciò rimasi anch’io coi sani. 
– Ma se non subentra il movimento giusto, essa si accumula talora alta un dito, di modo che il meccanismo rimane solo difficilmente in attività.

Polvere è un brevissimo racconto
edito dalla Casa Editrice Imagaenaria di Ischia.
L’ho acquistato quest’estate sull’isola,
catturata dall’idea di far rivivere autori dimenticati
in piccole e meravigliose ristampe.

Il racconto si svolge nel giro di un giorno,
in una località rurale della Norvegia ottocentesca
dove la natura si staglia incontaminata e potente,
il fiordo scuro in contrasto con la neve bianchissima.

Il protagonista fa visita ad una coppia conosciuta a Dresda,
durante la luna di miele,
il ricordo è quello di due giovani innamorati,
la realtà è quella di una coppia sposata,
con due figli e molte incomprensioni a dividerli.
Prima fra tutte quella riguardante l’educazione dai impartire ai fanciulli.

In un luogo dove la natura e la tradizione sono parte integrante della vite e delle credenze degli abitanti della casa,
i bambini subiscono il fascino dei racconti degli anziani,
scorgono attorno a loro luci e ombre,
personaggi immaginari e presagi.

Sono proprio questi racconti a far precipitare la situazione.
Dopo una sgridata, i bambini spariscono
e subito si pensa al peggio,
a come queste storie di angeli, fantasmi e paure
abbiano spinto i bambini oltre i confini della vita reale.

Una favola invernale,
fredda come i boschi norvegesi,
candida come la neve e la coscienza dei bambini,
scura, profonda, buia come il fiordo
e le paure covate dai grandi.

Un grande lirismo che vi terrà col fiato sospeso.

By Parole in Pentola

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