IL RITORNO DELL’INVERNO

Il Canto delle sirene

Quest’anno il solstizio d’inverno cade il giorno dopo il
tradizionale 21 dicembre, come capita negli anni che precedono quelli bisestili:
alle 6.48 di questa mattina il sole ha raggiunto il valore massimo valore della
sua declinazione negativa. Per celebrare il suo ritorno, ho scelto tre poesie
con ghiaccio, neve e la dolcezza infinita dei tramonti: sono dell’autore di
tanka giapponese Tabukoku Ishikawa (1886-1912), del poeta
veneto Diego Valeri (1887-1976) e della poetessa russa
Bella Achmadulina (1937-2010).

bun01
TAKUBOKU ISHIKAWA 

IL RITORNO DELL’INVERNO


Come un fanciullo che da un lungo viaggio
stanco
ritorna al paese natio,
e dorme e si riposa,


così tranquillo, placido e sereno
è l’inverno che
torna.


(da Una manciata di sabbia, 1910)


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DIEGO VALERI


VETRATA


Fermo sopra la valle ottenebrata,
tra il rabesco
della ramaglia nera,
il tramonto invernale
s’ergeva in fiamme, come una
vetrata
di cattedrale.


(da Poesie scelte, 1976)


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bella-izabella-akhmadulina_8-t_thumb[4]BELLA ACHMADULINA


INVERNO


Oh, gesto dell’inverno verso di me,
assiduo e
freddo.
Sì, c’è qualcosa nell’inverno
come di una tenera
medicina.
Altrimenti come mai all’improvviso
dall’oscurità e dalla
sofferenza
la fiduciosa infermità
gli tende le mani?
Oh, caro, fa
magie,
di nuovo sfiorerà la mia fronte
il bacio salùbre
dell’anellino
di ghiaccio.
Ed è sempre più forte la tentazione
di andare incontro
all’inganno con fiducia,
di guardare negli occhi dei cani
e stringersi
agli alberi.
Perdonare, come se fosse un gioco,
di slancio, in
volata,
e, dopo aver finito di perdonare, perdonare
ancora
qualcuno.
Diventare uguale ad un giorno invernale,
al suo vuoto
ovale,
ed essere sempre al suo cospetto
una sua piccola
sfumatura.
Annullarsi,
per richiamare aldilà della parete
non la mia
ombra, ma la luce
da me non oscurata.


(1962)


(da Poesie scelte)

.

Winter-White_Branches_thumb2[5]

FOTOGRAFIA © WORLD MARKET

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LA
FRASE DEL GIORNO

Se l’inverno incombe, può la Primavera essere
lontana?

PERCY BYSSHE SHELLEY, Ode al vento dell’ovest

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