FIUME SAND CREEK / Creuza de mä MULATTIERA DI MARE

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FIUME SAND CREEK – Fabrizio De Andrè

“Si son presi il nostro cuore
sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola
dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

C’è un dollaro d’argento
sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani
sulla pista del bisonte
e quella musica distante
diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

A volte i pesci cantano
sul fondo del Sand Creek

Sognai talmente forte
che mi uscì il sangue dal naso 

il lampo in un orecchio
nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse

Ora i bambini dormono
nel letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa
tra’ le spalle della notte
c’erano solo cani e fumo
e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

La terza freccia cercala
sul fondo del Sand Creek

Si son presi il nostro cuore
sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola
dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

Ora i bambini dormono
sul fondo del Sand Creek”

 

FIUME SAND CREEK – Fabrizio De Andrè

Copertina dell’album Creuza de mä, F. De André, 1984

1984. Creuza de mä

MULATTIERA DI MARE

Ombre di facce facce di marinaida dove venite dov’è che andateda un posto dove la luna si mostra nudae la notte ci ha puntato il coltello alla golae a montare l’asino c’è rimasto Dioil Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nidousciamo dal mare per asciugare le ossa dall’Andreaalla fontana dei colombi nella casa di pietra.E nella casa di pietra chi ci sarànella casa dell’Andrea che non è marinaiogente di Lugano facce da tagliaborsequelli che della spigola preferiscono l’alaragazze di famiglia, odore di buonoche puoi guardarle senza preservativo.E a queste pance vuote cosa gli daràcosa da bere, cosa da mangiarefrittura di pesciolini, bianco di Portofinocervelle di agnello nello stesso vinolasagne da tagliare ai quattro sughipasticcio in agrodolce di lepre di tegole(gatto).E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogliemigranti della risata con i chiodi negli occhifinché il mattino crescerà da poterlo raccoglierefratello dei garofani e delle ragazzepadrone della corda marcia d’acqua e di saleche ci lega e ci porta in una mulattiera di mare.

CREUZA DE MÄ – Fabrizio De Andrè

CREUZA DE MÄ

Umbre de muri muri de mainédunde ne vegnì duve l’è ch’anéda ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûae a neutte a n’à puntou u cutellu ä guae a muntä l’àse gh’é restou Diuu Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìune sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Driaa a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria.E ‘nt’a cä de pria chi ghe saiàint’à cä du Dria che u nu l’è mainàgente de Lûgan facce da mandilläqui che du luassu preferiscian l’äfigge de famiggia udù de bunche ti peu ammiàle senza u gundun.E a ‘ste panse veue cose che daiàcose da beive, cose da mangiäfrittûa de pigneu giancu de Purtufinçervelle de bae ‘nt’u meximu vinlasagne da fiddià ai quattru tucchipaciûgu in aegruduse de lévre de cuppi**.E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggiemigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggifinché u matin crescià da puéilu rechéuggefrè di ganeuffeni e dè figgebacan d’a corda marsa d’aegua e de säche a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä.
De André realizza con Mauro Pagani il pluripremiato LP “Creuza de mâ”, che unisce la lingua genovese alle sonorità della tradizione mediterranea e che due referendum tra i critici indicheranno come il miglior album dell’anno e del decennio.
Questo album, senza alcuna enfasi, ha rappresentato la chiave di volta dell’intero panorama musicale italiano.
Il disco è cantato tutto in dialetto genovese e la musica è quasi interamente suonata con strumenti “etnici”; una scommessa controcorrente e decisamente contro ogni regola di mercato.
Creuza de mä
Bellissima e, insieme, di difficile interpretazione, è una metafora della vita come navigazione e della navigazione come vita
I protagonisti sono i marinai, quelli che vivono tra un porto e l’altro e che non conoscono le “facce da tagliaborse” della gente bene di Lugano, ma che sanno qual è l’odore del mare e come navigare tra gli scogli dell’esistenza. Sì, perché tutto l’album è un’apologia della povera gente che lotta contro il destino; così chi è costretto a navigare tra gli scogli deve imparare a farlo, se vuole sopravvivere. Poi, dice il saggio Fabrizio, è meglio essere sulla barca del vino, perché il bene fa venire coraggio, o almeno tramortisce la paura. “Con i chiodi negli occhi”, c’è chi passa la vita ad aspettare “finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere”, perché la corda è ormai marcia, sta per rompersi e forse anche noi stiamo per diventare liberi dai recinti del nostro destino, della nostra mulattiera di mare.
Creuza*: Qui impropriamente tradotto mulattiera. In realtà la Creuza è nel genovesato una strada suburbana che scorre fra due muri che solitamente determinano i confini di proprietà.
Lévre de cuppi**: Gatto.

FONTE FaberZenaFaber

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