Lo splendido mosaico realizzato nel 2006 dal gesuita sloveno Padre Marko Ivan Rupnik – Santuario della Madonna della Salute degli Infermi a Scaldaferro. VICENZA

Madonna della Salute degli Infermi il Mosaico di Padre Marko Ivan Rupnik.

Se avete mezz’ora …vi invito a visitare…

Lo splendido mosaico realizzato nel 2006 dal gesuita sloveno Padre Marko Ivan Rupnik –
 Santuario della Madonna della Salute degli Infermi a Scaldaferro. VICENZA

Santuario della Madonna della Salute a Scaldaferro (VI)
Via Vallazza, 11 – 36050 Pozzoleone Scaldaferro (VI), Italia
Entrando in chiesa, anche se non c’è nessuno, si vede che si tratta di uno spazio abitato, popolato, perché entrandovi si entra in una comunione. La chiesa infatti non è un insieme di mattoni, ma la comunione delle persone. 
Così, entrando in questo santuario, si percepisce subito una comunione: si trovano il Signore, la Maddalena – che dice che cosa ha visto per strada quando è uscita dal giardino dove aveva trovato la tomba aperta –, poi un angelo, e ancora Giovanni il Battista… entrando in chiesa si vedono delle persone concrete. 
La parte nuova del santuario – dedicato alla Madonna della Salute – in cui è stato realizzato questo mosaico è stata costruita recuperando un muro della vecchia chiesa. La parete è stata ripulita dall’intonaco, in modo da far vedere la “carne” del muro. Vedendo questo muro, sulla cui parete è realizzata la parte frontale del mosaico, ci colleghiamo immediatamente con la memoria a chi ci ha preceduto, a una sapienza che passa di generazione in generazione. Lanciando uno sguardo al muro “aperto” ci si collega a quattro secoli fa, a un luogo della campagna veneta in cui c’era una stalla, di cui troviamo ancora la mangiatoia.
Nella storia ci sono due tradizioni in riferimento al modo di rappresentare la Madonna della Salute:
una più greco-bizantina che si rifà all’acqua: la Madonna viene dipinta in un grande calice, come una piscina. I malati che bevono e si lavano nell’acqua di questa fontana guariscono;
la tradizione cristiana siriaca, che è ricchissima, si rifà piuttosto al tempio e, per rappresentare la Madonna della Salute, usa la scena della Presentazione al tempio.
Nelle raffigurazioni del mosaico dell’Atelier del Centro Aletti si sono unite queste due tradizioni ecclesiali.
Veduta d’insieme
Santuario della Madonna della Salute degli Infermi
Pozzoleone Scaldaferro
(Vi) – Italia
Marzo 2006
La Presentazione al tempio
Sullo sfondo della scena, si intravede il tempio dove, nel Santo dei Santi, nella sua parte più interiore, dietro il velo, era custodita l’arca dell’alleanza con le tavole della legge, segno e strumento del patto sigillato tra Dio e gli uomini, santuario della sua divina e imperscrutabile presenza.
Nei vangeli apocrifi si racconta che Maria, da bambina, era entrata nel tempio per tesserne il velo. Questo racconto è servito ai Padri come una profonda intuizione teologica: Maria bambina ha tessuto il velo del tempio, poi è diventata l’arca vivente dell’alleanza e ha tessuto la carne del vero tempio – Cristo – nel suo grembo. Fino al momento dell’incarnazione la Parola si poteva solo ascoltare. Da allora in poi, avendole Maria dato la carne, la Parola si può vedere e toccare. 
Maria e Giuseppe vengono al tempio per “presentare” il bambino al Signore, per consacrarlo. Nel rito bizantino, questa festa si chiama “Ypapantí”, cioè “Incontro”: è l’incontro primario e originante del Padre con il Figlio, ma è anche l’incontro del piccolo Gesù con il suo popolo. Maria lo offre nelle mani a Simeone, uomo giusto, che non ha lasciato il tempio, né di giorno, né di notte, come la profetessa Anna, per aspettare la consolazione di Israele. Lo Spirito li ha condotti nel santuario, visitato chissà quante volte, e finalmente possono stringere nelle braccia il Figlio di Dio, il Salvatore di Israele. 
Diventa chiaro allora perché questa scena è collocata in un santuario mariano: Maria, nel vecchio tempio, ha portato il nuovo, intessuto della sua stessa carne. Maria è la “Madonna della Salute”, perché ha dato la carne a Dio, che per mezzo di questa carne assunta salva la nostra carne mortale.
La presentazione al tempio
Santuario della Madonna della Salute degli Infermi
Pozzoleone Scaldaferro
(Vi) – Italia
Marzo 2006
Gesù guarisce il paralitico
Cristo isolato, maestoso, dritto, è vestito con i colori con cui già nell’antica tradizione veniva rappresentato: ha una veste rossa, perché è Dio, ed è rivestito di blu, il colore che indica l’umano, per dire che Dio che si è fatto uomo in mezzo a noi, con tutta l’umanità.
E subito questa umanità – che la Madonna in quanto madre gli ha dato – diventa il principio di salvezza dell’umanità intera. Sappiamo dai vangeli che tanti malati, indemoniati, accorrevano da Lui, tutti volevano toccarlo. Qui si è voluta rappresentare la scena di quel paralitico che è stato presentato a Gesù scoperchiando il tetto e calandolo legato ad un lettuccio (Mc 2,1-12). 
Cristo gli dice: “ti sono perdonati i peccati”. Che cosa è il peccato? Il peccato è la distruzione e la perversione dell’amore, la distruzione di tutte le relazioni e soprattutto la distanza invalicabile con Dio. Cristo viene e dice: “ti sono perdonati i peccati”. Chi perdona i peccati? Solo Dio e colui al quale è stato perdonato il proprio peccato sa che questo l’ha potuto fare solo Dio. 
Ma la gente comincia a brontolare. Probabilmente ha iniziato a dire: “Ma che cosa è questo? Tu chi ti credi di essere? Solo Dio perdona”. La gente non poteva vedere che Cristo era Dio. Perciò Lui dice al paralitico: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”. E questo si alza, prende il suo lettuccio e se ne va, lasciando il tetto scoperchiato. 
Che vuol dire tutto questo? Che noi andiamo al santuario della Madonna della Salute perché la nostra umanità è vulnerabile, ammalata. Anche chi è sano e robusto nel corpo ha altri tipi di “malattie”: forse ha rapporti spezzati, relazioni violente, fatte o subite, ingiustizie, offese. L’umanità è esposta al male e noi andiamo dalla Madonna della Salute. 
Ma ci possiamo andare anche perché può capitare di avere una diagnosi tremenda e non ci consolano le speranze illusorie che “dopo l’operazione staremo meglio”.
Gesù guarisce il paralitico
Santuario della Madonna della Salute degli Infermi
Pozzoleone Scaldaferro
(Vi) – Italia
Marzo 2006
E allora si entra nel Santuario. Questa scena ci dice che possiamo anche non guarire. Il paralitico non è stato guarito all’inizio, all’inizio gli è stato tolto il peccato, cioè gli è stato “ridonato” il rapporto con Dio, si è ristabilita l’adesione a Cristo, gli è stata aperta la possibilità di amare, è stato riabilitato all’amore, ma non è guarito. La guarigione è solo secondaria, e di per sé non è la cosa fondamentale. L’opposto della morte allora è la “vita vera” (Gv 1,2), di cui uno può non partecipare mentre è ancora vivo e che può avere anche se è nella tomba.
Deposizione
Noi possiamo quindi non guarire e morire, eppure essere salvati. Non solo, Cristo stesso muore. L’umanità, quella carne che Maria ha tessuto per la salvezza del mondo è morta, è stata sopraffatta dal male, perché l’umanità è destinata alla tomba. Tutti sono morti e anche noi moriremo, come Cristo è morto. Ma quando Cristo muore, viene messo nelle nostre mani: nel vangelo si dice che Dio ha dato suo Figlio nelle nostre mani. Ma noi eravamo nemici di Dio, una generazione perversa e peccatrice, e abbiamo distrutto Cristo, gli abbiamo scaricato addosso tutta la nostra violenza e Lui è crollato. E nelle nostre mani è arrivato morto. 
Il primo gesto di tenerezza – si guardi il volto di Giuseppe di Arimatea, che può essere anche l’apostolo Giovanni – dell’uomo verso Dio è quello di questo uomo, che dopo che Dio si è dato in modo da farci vedere quanto è folle il suo amore e quanto Lui si fida di noi (mentre noi non ci fidiamo di Lui, ritenendo di sapere meglio di Lui, ragionando secondo il peccato, che cosa è bene per noi) fa un gesto di tenerezza su Cristo morto. 
E allora Giuseppe di Arimatea “diventa una colonna” che sostiene questo corpo morto.
Deposizione dalla croce
Santuario della Madonna della Salute degli Infermi
Pozzoleone Scaldaferro
(Vi) – Italia
Marzo 2006
Maddalena ha i capelli sciolti, che scivolano verso i piedi di Cristo. Questi capelli di Maddalena conoscevano già bene i piedi di Cristo, avendoli accarezzati e unti. Ma accarezzando il Signore è stata salvata e si era sentita dire da Cristo: “ti è perdonato, non peccare più”. Questo non l’aveva più scordato e da lì era iniziata la sua guarigione. La guarigione infatti comincia con il perdono del peccato. In quel momento è nata una donna nuova. Qui Maddalena guarda le ferite e con il suo amore folle porta questo peso enorme di Cristo.
L’immagine della deposizione è stata composta sulla parete dietro l’altare dove si celebra, con l’intenzione di far vedere come la deposizione di Cristo avviene sull’altare, richiamando la tradizione antica. Tuttora i preti bizantini usano un corporale dove viene disegnata questa scena, dove, celebrando, vedono il Cristo nella tomba.
Maria Maddalena
Santuario della Madonna della Salute degli Infermi
Pozzoleone Scaldaferro
(Vi) – Italia
Marzo 2006
Giovanni Battista
Accanto alla scena della Deposizione troviamo Giovanni il Battista. E’ lì perché lui è stato quello che ha indicato Cristo, dicendo: “Ecco l’agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo”. Qui sembra ricordare che Cristo ha perdonato i peccati alla Maddalena, cioè che Cristo è quell’agnello su cui è “caduto” tutto. E’ Cristo infatti che ha preso il peccato, lo ha assorbito, Lui che non ha peccato è stato trattato da peccato e alla fine è morto. “Ecco l’agnello che porta su di sé il peccato del mondo”. 
Giovanni Battista qui indica anche la Madre di Cristo, la Madonna della Salute, che sta guardando il Figlio che porta il peccato dell’umanità, la carne che salverà la nostra carne.
Il Battista è un asceta, un uomo asciutto, del deserto. è vestito solo di pelli di cammello. Vedendolo, ciascuno ricorda il battesimo, dal momento che era lui ad aver battezzato Cristo.
In questa scena c’è anche un richiamo esplicito al battesimo: l’acqua che scende dai piedi della Madonna.
Nel battesimo noi tutti siamo stati innestati nel corpo di Cristo. Tramite il battesimo siamo entrati in questa umanità di Cristo, che è morta – e noi tutti moriremo –, e siamo dunque stati innestati nella morte di Cristo. Ma il battesimo dice anche che, se si muore con Cristo, con Lui si risorge. E nel battesimo si fa proprio questo: con Cristo si muore e si risorge.
Giovanni Battista
Santuario della Madonna della Salute degli Infermi
Pozzoleone Scaldaferro
(Vi) – Italia
Marzo 2006
La tomba vuota e l’incontro con Maria di Magdala
Proprio sopra Giovanni Battista noi vediamo la tomba, subito memoria del passaggio morte-risurrezione. Noi andiamo verso questa tomba, verso il buio. Cristo, una volta entrato in questo buio. vede la tomba “dall’al di là a qua”. C’è una grande differenza: dall’ottica umana la tomba è scura, problematica, dolorosa, dolente, dall’ottica di Cristo si vede il bianco, il rosso – il colore di Dio – l’oro, la luce, a indicare la santità divina. 
C’è l’angelo seduto sulla roccia che dice alla Maddalena, venuta alla tomba al mattino presto: “Ma perché vieni alla tomba? Smetti di andare verso la tomba, guardati attorno”.
Lei si gira e non riconosce subito il Cristo, che le dice: “Maria”. Quando uno ama e chiama l’amato per nome, quello si accorge subito di chi lo chiama, riconosce subito la sua voce, anche se fosse tra mille altre. Qui Maria è rappresentata esattamente nel momento in cui si sente chiamare per nome e si gira. Lo fa con un gesto dinamico, perché la salvezza è adesione a Cristo, è aderire a Lui con tutto il cuore, è smettere di far resistenza, quella resistenza che porta alla tomba. 
Maria Maddalena aderisce a Cristo, che guarda a noi come fa anche la Madre della Salute, e mostra a chi guarda la ferita del costato e della mano.
L’incontro tra Maddalena e il Risorto
Santuario della Madonna della Salute degli Infermi
Pozzoleone Scaldaferro
(Vi) – Italia
Marzo 2006
La palma
La palma, qui rappresentata con tanti datteri, è un antichissimo simbolo cristiano della sicurezza di vita. Nel medio oriente infatti i datteri si mangiano per 365 giorni all’anno. Chi ha i datteri ha la sicurezza di vita, ha la certezza di non morire di fame. Qui, con gli antichi cristiani, si vuole indicare che chi sta con Cristo anche se muore, vivrà. La Madonna della Salute ci ha dato la carne di Dio, nella quale siamo innestati con il battesimo, a cui siamo richiamati con la penitenza a lavarci dai peccati, così che, anche se moriremo, vivremo. Questa è la scena vista dall’aldilà della tomba.
La palma, simbolo della sicurezza di vita
Santuario della Madonna della Salute degli Infermi
Pozzoleone Scaldaferro
(Vi) – Italia
Marzo 2006

FONTE: www.centroaletti.com/

PONTIFICIO ISTITUTO ORIENTALE – CENTRO STUDI E RICERCHE EZIO ALETTI
Via Paolina, 25 – 00184 Roma, Italia – Tel.: +39-06-4824588 – Fax: +39-06-485876
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APPROFONDIMENTO

>>>  ilgiornodelsignore.wordpress.com

>>> leggiamolabibbia.wordpress.com

>>> leggiamolabibbia.blogspot.it/2012/08/

 

La sacra immagine della Madonna Salus Infirmorum
Madonna SALUS INFIRMORUM

SANTUARIO DELLA MADONNA “Salute degli Infermi”

SALUS INFIRMORUM DI SCALDAFERRO Vicenza

ALTRI SITI SUL SANTUARIO

Santuario della Madonna di Scaldaferro

www.gruppo4.com/sivi/giu_i/gc04_i.htm

http://digilander.libero.it/mariaoggi/santuariomadonna.htm#immagine

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