Andrea Camilleri da vita al commissario che ha cambiato il poliziesco e forse anche il modo degli italiani di guardare se stessi……Pirchì l’aviva fatto?

…Pirchì l’aviva fatto?

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Andrea Camilleri >

Una Voce Di Notte

Otto

Pirchì l’aviva fatto? La dimanna era inutile, in quanto la sapiva benissimo la scascione: lo scanto, ora sempre prisenti macari se non evidenti, degli anni che passavano, che fuivano, e l’essiri stato prima con quella picciotta vintina, della quali non voliva manco arricordare il nome, e ora con Rachele, erano tutti tentativi riddicoli, miserabili e miserandi, di fermari il tempo. Fermarlo almeno per quei pochi secondi nei quali solo il corpo era vivo, mentri la testa inveci si pirdiva in un gran nenti finalmente senza tempo.

Tredici

Ma si stava addimannanno quante Rachele diverse c’erano in Rachele. Quella che aviva accanosciuta la prima volta al commissariato era ‘na fìmmina intelligenti, razionale, ironica, controllatissima; quella con la quali aviva avuto a chiffari a Fiacca era ‘na fìmmina che lucidamente aviva ottenuto quello che voliva e nello stisso tempo capace di scatinarisi in un attimo pirdenno ogni lucidità, ogni controllo; quella che ora aviva davanti era inveci ‘na fìmmina vulnerabile che gli aviva ditto, senza dirglielo apertamente, quanto era ‘nfelici, quanto erano rari per lei i momenti di serenità, di paci con se stessa. Ma d’altra parte, che ne sapiva lui delle fìmmine?

Andrea Camilleri 

 > LA SETTA DEGLI ANGELI

[incipit]

«Se i signori soci vogliono prestare un momento d’attenzione» fici don Licio Spartà, presidenti del circolo «Onore e Famiglia», «vorrei aprire l’urna e procedere al conteggio delle palline»

Andrea Camilleri 

 > LE PECORE E IL PASTORE

SELLERIO

[23].. Lampedusa, allora, dopo essere stata rifugio di pirati, era praticamente disabitata. Ma non del tutto: c’era infatti un eremo che indifferentemente ospitava cristiani e mussulmani in pacifica convivenza. Nacque così il detto “eremita di Lampedusa” ad indicare chi sapeva agevolmente tenere il piede in due staffe.

[87]Non ricordo più chi scrisse che, entrando in un museo o in una galleria d’arte, ci sono dei quadri che ci chiamano. Vogliono farsi vedere da noi immediatamente e riescono in qualche modo ad attirare la nostra attenzione anche se si trovano due o tre stanze più in là. I libri, secondo me, hanno la stessa capacità.

[104]
Non capire non è un fatto aprioristico, è semmai una conclusione che assai somiglia ad una sconfitta. Si arriva in genere alla conclusione di non avere capito solo dopo avere disperatamente cercato, tentato di capire col lume della ragione e anche, perché no, in particolari condizioni, limitando il potere della ragione, cioè mettendo in campo quel tanto di fede che ognuno di noi ha, anche se non in senso strettamente religioso, perché non c’è uomo che non abbia qualcosa in cui credere. E il punto di partenza ideale per chi cerca di capire credo possa consistere soprattutto nel rispetto, questo sì aprioristico, delle ragioni dell’altro. Che potranno essere alla fine capite o no, condivise o no, ma questo è già un altro discorso.


Andrea Camilleri 

> L’ETÀ DEL DUBBIO

SELLERIO

[148]
Filici pirichì la picciotta l’amava o pirichì era arrisciuto, alla sò età, a fari ‘nnamurari ‘na picciotta? C’era una gran bella differenza tra le dù cose. Ed essiri scantato per le conseguenzie, non viniva a significari che l’intensità di quel sentimento era accussi vascia da permettergli ancora di raggiunari? In ammuri, la ragione o si dimette o va in aspettativa. Se può ancora esistiri, essiri presenti, obbligarti a considerare i lati negativi del rapporto, veni a significari che non si tratta di vero amuri.
Text

 
Andrea Camilleri 

> L’ODORE DELLA NOTTE

SELLERIO


[9]… Montalbano si concesse un’elegia alle scomparse mezze stagioni. Dove erano andate a finire? Travolte anch’esse dal ritmo sempre più veloce dell’esistenza dell’omo, si erano macari loro adeguate: avevano capito di rappresentare una pausa ed erano scomparse, perché oggi come oggi nisciuna pausa può essere concessa in questa sempre più delirante corsa che si nutre di verbi all’infinito: nascere, mangiare, studiare, scopare, produrre, zappingare, accattare, vendere, cacare e morire. Verbi all’infinito però della durata di un nanosecondo, vìdiri e svìdiri. Ma non c’era stato un tempo nel quale esistevano altri verbi? Pensare, meditare, ascoltare e, perché no?, bighellonare, sonnecchiare, divagare

Text
 

Andrea Camilleri 

> IL CANE DI TERRACOTTA

SELLERIO


[55]
«Scusi, ma non si è trattato di un incidente?»
«Ah, perchè lei crede che gl’incidenti capitano incidentalmente?»
«Direi di sì»
«E si sbaglia. Uno se li chiama gl’incidenti e c’è sempre un altro pronto a mandarglieli. Faccio un esempio tanto par essere chiaro. Mimi Capranzano è morto annegato a frivàro di quest’anno mentre si faceva una nuotata. Morte accidentale. Ma ora vengo io e domando: quanti anni aveva Mimì quando é morto? Cinquantacinque. Perché ha voluto fare a quell’età questa spirtizza di quasi il bagno col gelo, cosa che faceva da picciotto? La risposta è la siquenti: perché s’era maritato da meno di quattro anni con una giuvane milanese di ventiquattro anni e la giuvane ci spiò mentre passiavano a ripa di mare, è vero che tu ci facevi il bagno in questo mare?
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Andrea Camilleri 

 > LA LUNA DI CARTA

SELLERIO

 
[214]
Per distrarsi, si fici viniri in testa una considerazione. Filosofica? Forse sì, ma appartenente alla lattata del pinsiero debole, anzi, del pinsiero stremato. A questa considerazione detti macari un titolo: “ La civiltà d’oggi e la cerimonia dell’accesso”.  Che voleva diri? Voliva diri che oggi, per trasiri in un posto qualsiasi, un aeroporto, una banca, un gioielliere, un ralogiaio, uno si deve sottoporre a una particolare cerimonia di controllo. Pirchì cerimonia? Pirchì non serve a niente, un latro, un dirottatore, un terrorista, se hanno ‘ntinzioni di trasire, trasino comunque. La cerimonia non serve manco a proteggere chi sta dall’altra parte dell’accesso. Allura a che serve? Serve proprio a chi sta trasendo, per fargli cridiri che, una volta dintra, potrà sintirsi al sicuro.
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Andrea Camilleri 

> LA PAZIENZA DEL RAGNO

SELLERIO

 
[37]
Il commissario si sintì sudare. Come faciva a parlare del rapimento della figlia a un omo al quale la mogliere stava morendo?  L’unica possibilità forse stava nell’assumere un tono burocratico-ufficiale, quel tono che usa prescindere, per natura sò, da ogni forma d’umanità.

>>> greymatterwanted.tumblr.com/tagged/camilleri

Vent’anni fa, con il romanzo La forma dell’acqua, Andrea Camilleri dava vita al commissario che ha cambiato il poliziesco e forse anche il modo degli italiani di guardare se stessi… Leggi tutto
 
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