Certe notti per dormire mi metto a girobloggare…

 e invece avrei bisogno di attimi di silenzio!

 

FRANCO BATTIATO 


Questo musicista ha sempre avuto il coraggio di fare scelte personali, anche sull’argomento in questione. Egli afferma: «Non sono cattolico, ma non sono neppure buddhista o induista. Non mi piacciono le etichette e poi le religioni non sono in competizione tra loro. Ho una mia spiritualità, una mia ricerca dell’ascesi. Sono un uomo religioso. Rispetto tutte le religioni, ma se qualcuna è violenta capisco allora che c’è qualcosa che non va. Ad esempio, preferisco l’Islam dei mistici sufi all’integralismo». Una testimonianza della ricerca umana di Battiato si ha nella canzone “Un’altra vita”, in cui emerge anche un giudizio molto negativo sulla società moderna, che cerca di imbrigliare nelle sue maglie il desiderio dell’uomo di realizzarsi incontrando il mistero. Dice ancora Battiato in un altro punto della stessa intervista: «Oggi si impiegano molte più energie nelle faccende effimere che in quelle serie. Ci si sottopone a sforzi incredibili per ottenere ciò che si pensa sia il divertimento: code in autostrada per andare fuori per il fine settimana, lotte per entrare in discoteca, battaglie per conquistare un pezzo di spiaggia in estate. Fatiche che nessuno impiegherebbe mai per cercare un po’ di silenzio per guardarsi dentro, per pensare alla propria vita e a quello che significa»

“Un’altra vita” di F.Battiato 

Certe notti per dormire mi metto a leggere, e invece avrei bisogno di attimi di silenzio. Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene, mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione. Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca; mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali. Non servono tranquillanti o terapie ci vuole un’altra vita. Su divani, abbandonati a telecomandi in mano storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono. Sulle strade la terza linea del metrò che avanza, e macchine parcheggiate in tripla fila, e la sera ritorno con la noia e la stanchezza. Non servono più eccitanti o ideologie ci vuole un’altra vita. 

Futuro Antico Trentino - 2014

ANGELO BRANDUARDI 


È l’esempio più lampante di come la tradizione popolare europea, e italiana in particolare, sia intrisa di cristianesimo, per cui uno che si accosti ad essa, anche solo per trarne ispirazione, ne eredita inconsapevolmente alcuni tratti. Sentite che cosa dice Branduardia proposito di un suo componimento: «Ho scritto una canzone che si chiama Il dono del cervo. Racconta la storia di un cervo che incontra un cacciatore e gli dice: “Aspetta, non tirare, perché io sto per morire e ti regalo nove pezzi del mio corpo, così per nove volte rivivrò”. L’ho scritta perché da qualche parte, non ricordo dove, avevo letto una novella simile che mi era piaciuta. Una sera ero a suonare a L’Aquila, lo rammento benissimo perché rimasi stupito, e mi accorsi che al concerto erano presenti molti religiosi. Lo avevo notato anche le sere precedenti. Al termine dello spettacolo una suora mi disse: “Complimenti per la canzone sulla risurrezione”. La guardai meravigliato e le risposi che forse stava sbagliando cantante. Invece lei mi citò la canzone del cervo. Lì per lì, sono sincero, la considerai un po’… matta. Poi ci ho riflettuto e mi sono accorto che la sua era una forma di lettura assolutamente corretta e veritiera».

“Il dono del cervo” di Angelo Branduardi  <<< (Live @Antwerpen)

Dimmi, buon signore che siedi così quieto la fine del tuo viaggio che cosa ci portò? Le teste maculate di feroci tigri, per fartene tappeto le loro pelli? Sulle colline tra il quarto e il quinto mese, io per cacciare, da solo me ne andai. E fu così che col cuore in gola un agguato al daino io tendevo, ed invece venne il cervo che davanti a me si fermò. “Piango il mio destino, io presto morirò ed in dono allora a te io offrirò queste ampie corna, mio buon signore, dalle mie orecchie tu potrai bere. Un chiaro specchio sarà per te il mio occhio, con il mio pelo pennelli ti farai. E se la mia carne cibo ti sarà, la mia pelle ti riscalderà e sarà il mio fegato che coraggio ti darà. E così sarà, buon signore, che il corpo del tuo vecchio servo sette volte darà frutto, sette volte fiorirà.” Dimmi, buon signore che siedi così quieto la fine del tuo viaggio che cosa ci portò? …che cosa ci portò?
 Angelo Branduardi e Luisa Zappa Branduardi

http://www.mastrohora.it/luisa/index2.htm

LUCIANO LIGABUE 

 Da un ambiente come quello emiliano, dotato di una storia tutta particolare sono venuti e vengono tuttora molti cantanti e autori particolarmente significativi, anche per l’impatto notevole presso il pubblico giovanile, e tra questi Luciano Ligabue. A proposito della canzone “Hai un momento, Dio?” egli afferma: «Purtroppo non riesco ad avere una certezza spirituale, anche se in me sento un grande bisogno di credere. La mia canzone è una piccolissima, umile, modesta esortazione a Dio a manifestarsi, a darmi qualche risposta a domande che non credo di porre solo io. […] Credo di essermi fatto interprete, come al solito, di tante voci. C’è bisogno di un Dio con il quale colloquiare senza aver paura».

“Hai un momento, Dio?” di Ligabue 

C’è un po’ di traffico nell’anima non ho capito che or’è e c’ho il frigo vuoto ma voglio parlare perciò paghi te che tu sia un angelo od un diavolo ho tre domande per te chi prende l’nter dove mi porti e poi di’ soprattutto perché perché ci dovrà essere un motivo o no perché forse la vita la capisce chi è più pratico hai un momento Dio non perché sono qua insomma ci sarei anch’io hai un momento Dio o te o chi per te avete un attimo per me Li pago tutti io i miei debiti se rompo pago per tre quanto mi costa una risposta da te di sù! quant’è ma tu sei li per non rispondere e indossi un gran bel gilet e non bevi niente o io non ti sento com’è perché perché ho qualche cosa in cui credere perché non riesco mica a ricordare che cos’è hai un momento Dio non perché sono qua se vieni sotto offro io hai un momento Dio lo so che fila c’è ma tu hai un attimo per me Nel mio stomaco son sempre solo nel tuo stomaco sei sempre solo ciò che sento ciò che senti non lo sapranno mai almeno di se il viaggio è unico e se c’è il sole di la se stai ridendo io non mi offendo però perché perché nemmeno una risposta ai miei perché perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet hai un momento Dio no perché sono qua insomma ci sarei anch’io hai un momento Dio o te o chi per te avete un attimo per me ueh ueh ueh uhe uhe uhe uhe uhe.


 FONTE: elledici

RIVISTE/InsegnareReligione/ 
a.s. 2012-2013, n. 2 novembre-dicembre 2012 Materiali aggiuntivi per “Percorsi didattici I grado” (a cura di R. Quinteri)

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